Recensione de “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”

    Pasted Graphic

Androidi. Non parliamo di cellulari, oggi conviene specificarlo. Me pur sempre macchine, create dall’uomo che in questo caso gioca a fare Dio maldestramente. Ed è una creazione poco poetica, non fondata sull’amore: servono schiavi per fare i lavori che non vogliamo fare. Quando l’autore, Philip K. Dick, ha scritto il libro PC e smartphone non erano diffusi, l’intelligenza artificiale muoveva i primi passi ed anche nell’immaginario collettivo le macchine erano in fredda contrapposizione alle caratteristiche umane. Gli androidi di Dick, diversamente da molta produzione di Asimov, sono oggetti. Impassibili, incapaci di provare sentimenti, li si potrebbe definire come degli elettrodomestici per i quali sarebbe strambo e inutile provare empatia o sentimenti in generale. Ed infatti gli androidi non muoiono ma come gli elettrodomestici vengono ritirati se non funzionano a dovere. Empatia dicevo: ebbene è questa la capacità, il fulcro che nel mondo delle pecore elettriche funge da spartiacque tra uomo e macchina: la sottile linea rossa, come direbbe Malick, tra due mondi paralleli che in questo romanzo giungono a toccarsi.

Pasted Graphic 1C’è un inquietante parallelismo tra la crudeltà e il cinismo di uomini e androidi:  come il passo in cui l’androide Pris strappa le zampe dell’ultimo ragno della sua specie solo per curiosità (essendo convinta che “otto zampe sono troppe”) ; androide a cui fa da contraltare ad esempio l’umano Phil Resch cinico, cattivo e spietato. Talmente cinico da consigliare al protagonista Rick Deckard, collega cacciatore di androidi, di uccidere Rachel dopo averla “scopata”, così per liberarsi dell’attrazione che egli provava per l’androide. Alla fin fine sono elettrodomestici, oggetti…

Eppure a leggere tra le righe, nel proseguire con la storia, emerge sempre di più una triste verità: sono gli uomini che, dietro una facciata di sentimenti ostentati, nei fatti si mostreranno cinici e spietati soprattutto verso i propri simili.

Ho usato anche un’altro termine: schiavi. Ebbene gli androidi sono stati concepiti e costruiti come schiavi addetti ai lavori pesanti: il loro ciclo di vita è quattro anni.

“I droidi non possono lasciare niente in eredità. Non possiedono niente da lasciare in eredità.”

Sono manipolati in tutti i modi possibili, quei modi che tanto fanno paura agli umani: nei ricordi che sono sintetici, nelle loro interazioni sociali per cui vengono resi indifferenti ai loro compagni in quanto privi di ogni sentimento. Eppure aumentano gli androidi in cui nasce un desiderio: di vivere, di liberarsi dai loro proprietari/padroni. Non viene mai spiegato cosa inneschi in loro questo desiderio di libertà. Come in 2001 Odissea nello spazio sullo sfondo aleggia tema portante di grande importanza : la nascita e l’evoluzione dell’intelletto. La vita secondo Dick sembra emergere dal caso che è anche una forma di Dio immanente nella stessa natura dell’universo: è l’alterazione casuale di sistemi ed eventi che produce la coscienza, l’intelletto. E nasce il pensiero critico, autonomo, la libertà, il desiderio.  Meglio essere quindi un fuggiasco, un ricercato; meglio essere giustiziato e ritirato che uno schiavo.
Ma questo desiderio, questa libertà è una conseguenza dei programmi scritti dagli uomini? No: negli androidi nasce qualcosa, si afferma la vita indipendentemente dalle intenzioni umane.

Come si può restare indifferenti a Luba Luft, l’androide attore e cantante che è così bravo che nessuno riesce a distinguerlo da un’essere umano per i sentimenti che è capace di trasmettere.
Pasted Graphic 2E Dick riesce a capovolgere la situazione mostrando anche il rovescio della medaglia: anche gli umani iniziano ad usare le macchine per fare qualsiasi cosa integrandosi con esse. Si fanno dettare sentimenti e umore dalle macchine assomigliando  sempre di più agli androidi. Questo tema ricorre spesso nel libro.

E’ magistrale il passo in cui Rick Deckard consapevole dall’amore che prova per Rachel, le chiede di fare l’amore. Ma non sarà ciò che lui si aspettava. Cercava calore umano, cercava comprensione, cercava contatto delle menti e dell’anima ma Rachel, fredda ed insensibile, non poteva donargliele.  Rachel accetta senza problemi. Non le interessa come viene usato il suo corpo ed è abituata a dare sesso agli umani. Ma è chiaramente un atto meccanico, a senso unico: Rick ama Rachel che “si scopa” Rick. E il risultato è meccanico, inutile, quasi contro natura :  è un’unione senza frutti e senza scambio emotivo che fa emergere quanto l’essere umano dell’universo di Dick sia confuso e alla ricerca di una propria identità e da cui lo stesso Deckard uscirà profondamente ferito ed amareggiato.

E sarà proprio Rachel, personaggio fino a quel momento indifferente ai sentimenti, insensibile e manipolatore, ad avere una sorta di ribellione interna. Il moto di ribellione di Rachel è l’essenza del messaggio di Dick:

“Gli androidi non possono avere figli.” disse infine.

“Ci perdiamo qualche cosa?”

Lui finì di spogliarla, mettendo a nudo i suoi lombi pallidi e freddi. “Ci perdiamo qualche cosa?” ripeté. “Non lo so; non ho termini di confronto. Che si sente ad avere un figlio? Anzi, che si sente ad essere nati? Noi non nasciamo mica; non cresciamo; invece di morire di malattia e vecchiaia, ci consumiamo come formiche. Sempre le formiche: ecco che cosa siamo. Cioé, non te. Voglio dire, io: macchine chitinose dotate di riflessi che non sono veramente vive.” Girò la testa da un lato e gridò: “Io non sono viva! Non stai per andare a letto con una donna. Cerca di non rimanerci male, va bene?”

Blade Runner: differenze con il libro

Pasted Graphic 3

Molti personaggi sono caratterizzati in modo diverso: a partire dal cacciatore Deckard e del suo antagonista l’androide Roy Baty che è il capo dei ribelli del Nexus-6.

Nel romanzo Roy Baty è un personaggio minore (odia gli esseri umani, sembra freddo e insensibile).

Nonostante ciò l’urlo di dolore che emette quando Rick ucciderà la sua compagna ci fa capire che era capace di amare..

Nel film invece  Roy è un protagonista. Svilupperà delle emozioni, varcando così la sottile linea rossa  di cui parlavamo. Mette in discussione la stessa natura degli esseri umani.

Alla domanda Cos’è umano? Rick vacilla. Non sa più nemmeno lui cosa lo distingue dalla sua amata Rachel.

ll film da questo punto di vista rappresenta molto meglio la nascita negli androdi dei tratti umani di sentimento ed intelletto.

Pasted Graphic 4
Per concludere direi che il libro, che resta un capolavoro nonostante alcuni difetti, è una lettura intensa , interessantissima e a tratti deprimente – ma per la materia trattata è quasi scontato.

Andrebbe letto, fosse solo per tentare di dare una nostra personalissima risposta alla domanda che ricorre in tutto il testo e in secoli e secoli di storia terrestre: “Ma cos’è umano?”

Alla prossima lettura!