“Il nome della rosa” e “Sign of the Cross”

“Il nome della rosa” & “Sign of the Cross”

abbazia del nome della rosa

I fan degli Iron Maiden sono sicuramente avvezzi al binomio musica-letteratura visto che molti dei loro testi citano opere letterarie, non a caso Bruce Dickinson è laureato in lettere, ma probabilmente non tutti sanno che “Sign of the Cross” struggente e emblematica opener dell’album “The X Factor” è stata ispirata da “Il nome della rosa” best seller con cui Umberto Eco, illustre e stimato studioso di estetica e semiotica scomparso qualche giorno fa, si impose sulla scena della letteratura mondiale nel 1980.

“Sign of the Cross” è uno dei migliori brani della band britannica che descrive la venuta di undici frati incappucciati per assolvere i peccatori.

Eleven saintly shrouded men
silhouettes stand against the sky
one in front with a cross held high
come to wash my sins away

il_nome_della_rosaL’inizio è lento e sommesso costituito dai canti gregoriani dei monaci del The Xpresion Choir che ricreano le atmosfere buie descritte nel libro. E’ il basso Medioevo, gli ecclesiastici nei loro monasteri detengono il potere del sapere e decidono ciò che va divulgato e ciò che invece va censurato. Il mondo circostante viene visto come un luogo di tentazione in cui l’uomo deve resistere in attesa della salvezza eterna, in questi orizzonti ristretti Eco sottolinea, da abile storico, il sospetto e la naturale resistenza alle novità, mettendo in luce pregi e difetti del contesto e della Chiesa medioevale. Un vero e proprio capolavoro in cui il ritmo del racconto da rapido e concitato si fa a volte lento lasciando al lettore la possibilità di riflettere sulla storia e di apprezzarne le sfaccettature.

The_X_Factor_(alternative)Altalena che ritroviamo anche nel brano musicale dove la teatralità dell’intro porta al cuore della canzone accompagnandoci con un flebile accenno di basso e chitarra che in crescendo dissolve le atmosfere cupe fino a giungere all’apice nelle solenni strofe che ricordano alcune delle ultime frasi che Adso da Melk, protagonista del libro e narratore, pronuncia ormai alla soglia della morte. Poi di nuovo il canto gregoriano interrotto improvvisamente da un tempo incalzante dettato dalla batteria che rende la traccia esaltante e irresistibile per ritornare alle lente e cupe sonorità iniziali che affiancano i versi di chiusura:

Lost the love of heaven above
Chose the lust of the earth below
Eleven saintly shrouded men
Came to wash my sins away

Il romanzo invece, il cui filo conduttore è il mistero che Adso da Melk e il suo maestro Guglielmo da Baskerville devono risolvere con le loro indagini, è ricco di indizi che il lettore può individuare, citazioni filosofiche e letterarie, tra cui la frase finale:

Fa freddo nello scriptorium, il pollice mi duole. Lascio questa scrittura, non so per chi, non so più intorno a che cosa: stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

E’ una variazione di un verso del “De contemptu mundi” di Bernardo Cluniacense “stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus” che significa “Roma antica esiste solo nel nome……”, probabilmente Eco ha voluto riprenderne il senso per  sottolineare la transitorietà delle cose.

Da “Il nome della rosa” traspira tutto il sapere e la competenza di Umberto Eco che ci lascia oltre  a vari romanzi numerosi saggi di estetica medievale, linguistica e filosofia. Di lui ci mancherà non solo la sua poliedrica cultura ma anche la sua grande capacità di osservazione politica e sociale.