Recensione: “Il signore delle mosche” di W. Golding

“Il signore delle mosche” di William Golding

Lord of ht flies - immagine

“L’uomo produce il male come le api producono il miele”

amava spesso ripetere William Golding, autore inglese e premio Nobel per la letteratura 1983. Una visione pessimistica della natura umana che non risparmia neanche i bambini, simbolo per antonomasia di quanto abbiamo di buono e innocente.

il-signore-delle-mosche-SimonDa questa convinzione, sostenuta dall’esperienza della Seconda Guerra mondiale e dagli anni di insegnamento, nasce “Il Signore delle Mosche” romanzo complesso, che dietro il racconto di avventura nasconde una rappresentazione simbolica dei mali dell’uomo (qualsiasi uomo) oltre a una riflessione politica, che contrapponendo il governo democratico di Ralph a quello totalitario di Jack ci consegna una critica al concetto di “civiltà”.  Golding ritiene che la civiltà non si contrapponga alla bestialità in quanto ordine, ma considera entrambe un modello sociale, uno mantenuto dalle leggi l’altro dalla coercizione.

La trama è  semplice, un gruppo di ragazzini tra i sei e tredici anni sono gli unici superstiti di un incidente aereo, naufraghi su un isola disabitata dopo un iniziale progetto di organizzazione democratica nascono i primi screzi per il comando. Questi alimentati dalla paura irrazionale per una misteriosa “bestia” e dalla mancanza di un ordine costituito adulto porterà i ragazzi a regredire ad un stato primitivo fino all’apice della violenza.

lord-of-the-flies copertina1Il romanzo che inizia senza preamboli e contestualizzazioni ci scaraventa direttamente nella storia e con fluidità ci accompagna dal sogno all’incubo.  Non c’è nemmeno una precisa collocazione temporale, dai dialoghi dei ragazzi si apprende solo che è in atto un conflitto mondiale (reale o immaginario non è dato sapere). I personaggi sono caratterizzati anche se Golding, forse per enfatizzarne la lettura in chiave simbolica e metaforica, spesso sacrifica lo spessore emotivo sfociando nello stereotipo.  Così  nella perenne lotta tra bene eil-signore-delle-mosche Occhiali male, tra ragione e istinto, troviamo Ralph e Jack, i due ragazzi più grandi che si contendono la leadership, il primo rappresenta il buon senso l’altro l’impulsività; Piggy grassottello e asmatico non ha il carisma del leader ma è la vera mente del gruppo, l’uomo civilizzato; Simone schivo e soggetto a svenimenti ed allucinazioni rappresenta la spiritualità, proprio un episodio che lo vede protagonista costituirà il punto di non ritorno per i naufraghi; infine Ruggero piccolo e guardingo è  il personaggio più feroce, sarà lui a prevalere su Piggy (la ragione).

A tutto questo si contrappone la calma magnificenza della Natura, indifferente alla miseria umana. L’isola non ostacola i ragazzi, gli offre cibo, riparo, non c’è nessuna scelta estrema da fare, eppure a imporsi è la parte più oscura dell’animo umano. Il cui simbolo diventa la testa mozzata di una scrofa infilzata su un palo come offerta alla “bestia”. E’ il signore delle mosche, traduzione dall’ebraico di Belzebù, che a Simone dice:

«Che idea, pensare che la Bestia fosse qualcosa che si potesse cacciare e uccidere!» …… «Lo sapevi, no?… che io sono una parte di te? …. Che io sono la ragione per cui non c’è niente da fare?

E’ per questo che leggendo, man mano che il ritmo narrativo incalza e la tensione e l’angoscia crescono, si fa largo un senso di desolazione che non troverà sollievo,  “Il signore delle mosche” infatti lascia il lettore con l’amaro in bocca.

Non c’è spazio per la speranza, ma solo per la sfiducia verso quella razza evoluta che dietro la maschera della civilizzazione si illude di aver accantonato la brutalità mentre questa è radicata in essa. La maschera che detta le sue regole e deresponsabilizza:

…la maschera sembrava una cosa indipendente, dietro alla quale Jack si nascondeva, liberato dalla vergogna e dalla coscienza di sé.

Con questo impietoso e cruento romanzo Goding rompe gli schemi del perbenismo che caratterizzava la società degli anni ’50 e restituisce all’uomo la sua vera natura costringendolo a fare i conti con se stesso.

QUI potrete leggere le citazioni tratte dal libro.