Charlotte Salomon, una vita un opera d’arte.

“Charlotte”

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Per chiudere in bellezza il mese dedicato al genere biografico, nella nostra rubrica sui libri ispirati da opere d’arte, ho deciso di parlarvi del lavoro di David Foenkinos scrittore francese che imbattutosi per caso nell’unica opera della pittrice, tedesca di origini ebraiche, Charlotte Salomon e conosciuta la sua breve ma singolare esistenza, ne rimane talmente affascinato che sente l’impellente necessità di dedicarle un libro: “Charlotte”.

Charlotte nasce a Berlino 1917 da una famiglia benestante, i suoi primi anni sono sereni e riceve una buona educazione anche artistica e musicale. Tuttavia un ombra aleggia su tutta la sua famiglia, quella della malattia mentale e del suicidio. La zia Charlotte da cui erediterà il nome, la mamma che la lascerà ad appena nove anni e infine la nonna.

Salomon.4Fu proprio in seguito al primo tentativo di suicidio della nonna che Charlotte apprende del tragico passato familiare. Siamo nel 1939, la Salomon ha ormai abbandonato Berlino e l’Accademia di Belle Arti in seguito alle persecuzioni degli ebrei per rifugiarsi dai nonni in Francia. La difficile situazione sociale e familiare la mette a dura prova, tanto che incomincia a soffrire di depressione fino a temere di perdere la ragione.

L’unica possibilità di salvezza la ravvisa nell’arte, vi si aggrappa in maniera ossessiva, dipinge e scrive instancabilmente e in meno di due anni elabora un’opera, circa 800 tavole, in cui si fondono pittura, musica, teatro è “Leben? Oder Theater? Ein Singespiel” (Vita? O Teatro? Un dramma in musica). Charlotte vi narra la storia familiare dal 1913 anno del suicidio della zia diciottenne, rielabora i lutti subiti, il rapporto di amore odio con la matrigna, l’ascesa del nazismo, l’esilio in Francia, il primo internamento nel campo di Guis e l’amore. Il linguaggio è certamente inedito per l’epoca e varia a seconda del soggetto, dando vita ad un vero e proprio copione teatrale che racconta senza vittimismo  le esperienze che ne hanno segnato la vita e l’orrore che la circonda. Charlotte destruttura la sua esistenza, la rielabora e la reinventa per riappropriarsi della voglia di vivere. Nel 1943, con l’intensificarsi delle pressioni naziste, mette tutte le sue tavole in una valigia e le consegna al suo medico con queste parole: “Dottore ne abbia cura le affido tutta la mia vita”. Muore ad Auschwitz nell’ottobre dello stesso anno, incinta del suo primo figlio, ha solo ventisei anni.

charlotteFineNegli anni duemila David Foenkinos visita ad Amsterdam una mostra dedicata a Charlotte e rimane folgorato dalle sue tele. L’ intensità dei colori, l’originalità delle forme, le forti emozioni che trasmettono e ovviamente la sua storia, così decide di raccontarla in modo che non sia dimenticata. Il percorso però è tutto in salita, continua a pensare a lei per anni, a riguardare le sue opere, a citarla in altri libri, visita i luoghi della sua vita, ma non riesce a scrivere. Poi grazie ad un escamotage trova l’ispirazione e il ritmo giusto ed il libro prende forma.

Ho capito che andare a capo ad ogni riga mi avrebbe permesso la delicatezza di cui avevo bisogno per narrare una storia così pesante.

L’intuizione è quella giusta perché le frasi brevi e i continui a capo rendono il testo estremamente incisivo ed essenziale, ma nel contempo gli conferiscono il fascino di una poesia che racconta, senza retorica, la struggente storia di Charlotte e della sua opera, magnifica testimonianza dell’ Arte che afferma la vita.

La Salomon è di certo un artista poco conosciuta, anche io prima di imbattermi nel libro di Foenkinos (confesso) ne ignoravo l’esistenza, mirabile esempio di come i libri possano aprirti nuovi orizzonti. Le sue opere sono esposte al Museo Ebraico di Amsterdam se vi trovate da quelle parti visitatelo, io lo farò sicuramente.