Citazioni da “Il cacciatore di aquiloni”

Il cacciatore di Aquiloni

Incipit

Questo è il significativo incipit di “Il cacciatore di aquiloni” che fa da fulcro a tutto il romanzo di Khaled Hosseini medico afghano che da tempo vive negli Stati Uniti.

A parlare è Amir, uno dei protagonisti  che, come lo scrittore,  è un Afghano che vive in America ed è costantemente accompagnato dai rimorsi che tormentano la sua coscienza con un terribile segreto del passato. Per questo il lettore viene catapultato a Kabul dove il piccolo Amir, di etnia Pashtun e figlio di un ricco uomo d’affari, gioca con Hassan, coraggioso e leale amico ma figlio del servo Alì di etnia Hazara. Ed è proprio in una stradina di Kabul che la vita di Hassan, il ragazzo dal viso di bambola, il cacciatore di aquiloni, cambia  per sempre e cambia anche quella di Amir che si macchia di una colpa tremenda. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco molti anni dopo, Amir capisce di non avere scelta: deve partire, tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza.

Questo è un romanzo emozionante ma duro, drammatico dove vengono messe in luce  in trent’ anni di storia afgana le differenze sociali, il rapporto padri figli, l’amicizia, il tradimento, il rimorso e la perdizione, ma anche la possibilità di riscatto che nasce dalla consapevolezza dell’errore e dal coraggio nell’affrontare i propri demoni.

Il libro uscito nel 2004, opera prima di Khaled Hosseini, è  diventato un successo internazionale pubblicato in 70 Paesi con 23 milioni di copie vendute, rimasto per oltre cinque anni nella best seller list del New York Times.

Naturalmente consiglio di leggerlo, non solo per la bravura dell’ autore nel coinvolgere il lettore, ma anche per la possibilità di conoscere, attraverso il racconto, luoghi e usanze  quasi sconosciuti e di osservare la cultura e la storia di un popolo da una prospettiva diversa. Come incoraggiamento ho scelto alcune delle frasi, a mio avviso, più belle che Hosseini ci ha regalato con questo romanzo.

 

Questa per me era la sola opportunità di essere guardato e non soltanto visto, essere ascoltato e non soltanto udito.

ghi

Forse non è giusto, ma ciò che succede in pochi giorni, a volte in un solo giorno, può cambiare un’intera vita.

ghi

È meglio essere feriti dalla verità che essere consolati da una menzogna.

ghi

Ho paura perché sono felice, e una felicità così grande puoi provarla solo quando stai per perderla.

ghi

La quiete è pace. Tranquillità. Quando si abbassa il volume della vita. Ma quando si preme il tasto per spegnerla del tutto, resta solo silenzio.

ghi

Hassan non conosceva l’alfabeto ma sapeva leggere dentro di me.

ghi

Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.

ghi

In ogni vita ci sono amicizie che non possiamo tradire.

ghi

Il peccato più grande è rubare. Se tu uccidi un uomo, gli rubi la vita. Rubi alla moglie il diritto di avere un marito, e ai figli di avere un padre. Quando tu dici una bugia, rubi alla persona che ti ascolta il diritto della verità.

ghi

Mi resi conto che quei pensieri non mi avevano ferito. Chiudendo la porta della stanza mi chiesi se quello fosse il modo in cui sboccia il perdono, non con le fanfare di una epifania, ma con il dolore che, nel cuore della notte, fa i bagagli e si allontana senza nemmeno avvisare.

ghi

Vieni. Esiste un modo per tornare ad essere buoni.

ghi

Era solo un sorriso, niente di più. Le cose rimanevano quelle che erano. Solo un sorriso. Una piccola cosa. Una fogliolina in un bosco che trema al battito d’ali di un uccello spaventato. Ma io l’ho accolto. A braccia aperte. Perché la primavera scioglie la neve fiocco dopo fiocco e forse io ero stato testimone dello sciogliersi del primo fiocco.

Buona lettura.