Dell’amore e altri demoni di Gabriel García Márquez

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Il libro da cui ho tratto le citazioni di questa settimana è un opera dello scrittore e giornalista Gabriel García Márquez insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1982. Caratteristica di Márquez è lo stile unico che, pervaso da un’amara ironia, scorre veloce tra realtà e fantasia tanto da  essere considerato il più importante esponente del “realismo magico” della narrativa latino-americana.

Il titolo del romanzo è “Dell’amore e di altri Demoni” dove l’autore, partendo da un evento a cui ha assistito da cronista (la rimozione delle cripte funerarie dell’antico convento di Santa Chiara in Colombia) ricostruisce la storia della dodicenne Sierva María, figlia indesiderata di un marchese e di una contrabbandiera, che in seguito al morso di un cane rabbioso viene fatta rinchiudere in convento dal padre, perché si credeva fosse posseduta dal demonio.

In realtà, ciò che lo scrittore vuole mostrare al lettore sono gli infiniti demoni che muovono l’animo umano, dall’ ipocrisia al pregiudizio, dall’ oscurantismo religioso al egoismo, fino al demone più potente, quello che può condurre anche alla morte: l’amore.

E proprio per il suo ergersi sovrano tra gli altri demoni che “l’amore” è il protagonista indiscusso di molte delle frasi che seguono.


L’amore era un sentimento contro natura, che dannava due sconosciuti a una dipendenza meschina e insalubre, tanto più effimera quanto più intensa.


Non passava un istante senza pensare a lei, tutto quanto mangiava e beveva aveva il sapore di lei, la vita era lei a ogni ora e ovunque.


L’incredulità resiste più della fede, perché si sostenta dei sensi.


 Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità.


Non avevano mai camminato insieme e lo affascinò il candore con cui procedevano l’uno accanto all’ altra.


Lei gli domandò in quei giorni se era vero, come dicevano le canzoni, che l’amore poteva tutto. «È vero,» le rispose lui «ma farai bene a non crederci.»


«Le idee non sono di nessuno» disse. Disegnò in aria con l’indice una serie di cerchi continui, e concluse: «Volano lì in giro, come gli angeli.»


Nessun pazzo è pazzo se ci si adatta alle sue ragioni.