Citazioni da “Il piccolo principe”

PRINCIPE

 Tutti gli adulti sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano).

Così recita parte della dedica al libro “Il piccolo principe”, un racconto destinato ai bambini ma dedicato a un adulto perché non è necessario ricordare ai più piccoli il valore dei sentimenti e dello sguardo ingenuo e sincero sulle cose. Sono gli adulti che hanno bisogno di ritrovarli, magari ritornando con la mente e il cuore a quello stato di grazia che è l’infanzia, e di cui il piccolo principe è l’immagine.

Questo è il fil rouge che percorre silente tutta la narrazione, che ha un chiaro spunto autobiografico: lo scrittore Antoine de Sant-Exupéry era aviatore di professione e come il narratore ebbe un avaria in pieno deserto del Sahara che lo portò ad essere salvato dagli indigeni quando ormai era quasi morto di sete. Probabilmente il bambino che incontra nel deserto è una parte di se, quella che proviene dal mondo della sua fanciullezza. Inoltre, quasi l’autore avesse avuto una premonizione, allo stesso modo del piccolo principe che “è ritornato nel suo pianeta, perché al levar del giorno, non ho ritrovato il suo corpo” dice il narratore, egli sparirà nel nulla sorvolando la Baia degli Angeli al largo di Sant-Raphaél, e il suo corpo non verrà mai ritrovato così come la carcassa del suo aereo,.

Ci lascia un racconto delicato come gli acquerelli che lo decorano, opere dello stesso Sant-Exupéry, innocente e saggio come il fanciullo protagonista, eppure forte come le considerazioni assolute ed universali sulle quali ci invita a riflettere.

Buona lettura.

 

il-piccolo-principe1Gli adulti da soli non capiscono niente, ed è stancante per i bambini dover sempre spiegare tutto.

 

Agli adulti piacciono i numeri. Quando raccontate loro di un nuovo amico, non vi chiedono mai le cose importanti. Non vi dicono: «Com’è il suono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?» Le loro domande sono: «Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?» Solo allora pensano di conoscerlo. 

«Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto…»… «Un giorno P. tramontoho visto il sole tramontare quarantaquattro volte!» E più tardi aggiungevi: «Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…» «Allora il giorno delle quarantaquattro volte eri proprio tanto triste?» Ma il piccolo principe non rispose.

«Non avrei dovuto ascoltarla» mi confidò un giorno, «non bisogna mai ascoltare i fiori. Bisogna guardarli e annusarli.». Il mio profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. 

rosaDevo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle.

 

«Giudicherai te stesso», gli rispose il re. «È la cosa più difficile. È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio».

Umbricacone«Che cosa fai?» chiese all’ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e a una collezione di bottiglie piene. «Bevo», rispose, in tono lugubre, l’ubriacone. «Perché bevi?» domandò il piccolo principe. «Per dimenticare», rispose l’ubriacone. «Per dimenticare che cosa?» s’informò il piccolo principe che cominciava già a compiangerlo. «Per dimenticare che ho vergogna», confessò l’ubriacone abbassando la testa. «Vergogna di che?» insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo. «Vergogna di bere!» e l’ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo. 

Ma il vanitoso non l’intese. I vanitosi non sentono altro che le lodi. 

«E a che ti serve possedere le stelle?» «Mi serve ad essere ricco». «E a che ti Uomo affariserve essere ricco?» «A comperare delle altre stelle, se qualcuno ne trova». … «Io» disse ancora «possiedo una rosa che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani che pulisco tutte le settimane. Perché pulisco anche quello spento. Non si sa mai. Il fatto che io li possieda è utile ai miei vulcani ed è utile alla mia rosa. Invece tu non sei utile alle stelle…» 

Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.

Quest’uomo, si disse il piccolo principe, continuando il suo viaggio, quest’uomo sarebbe disprezzato da tutti gli altri, dal re, dal vanitoso, il-lampionaiodall’ubriacone, dall’uomo d’affari. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso. 

“La mia rosa è effimera” disse tra sé il piccolo principe “e ha solo quattro spine per difendersi dal mondo! E l’ho lasciata sola!” 

P.P. uccelliIl piccolo principe sedette su una pietra e alzò gli occhi verso il cielo: «Mi domando» disse «se le stelle brillano perché un giorno ciascuno possa ritrovare la propria »

Il piccolo principe, arrivato sulla Terra, fu molto sorpreso di non vedere nessuno…. «Dove sono gli uomini?» riprese dopo un po’ il piccolo principe. «Si è un po’ soli nel deserto…» «Si è soli anche con gli uomini», disse il serpente. 

«Che cosa vuol dire “addomesticare”?» ….« Vuol dire “creare dei legami”…» piccoloprincipe_0«Creare dei legami?» «Certo», disse la volpe. «Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo»  

«Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!»

Principe 3«Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».….«È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante». 

«Solo i bambini sanno quello che cercano», disse il piccolo principe. «Perdono tempo per una bambola di pezza, e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono…» 

Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede il-piccolo-principe desertonulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende in silenzio… «Ciò che abbellisce il deserto», disse il piccolo principe, «è che nasconde un pozzo in qualche luogo…»

 

«Gli uomini», disse il piccolo principe, «si imbucano nei rapidi, ma non sanno più che cosa cercano. Allora si agitano, e girano intorno a se stessi…» E soggiunse: «Non vale la pena…»

piccolo_principe Aereo«Quando la notte guarderai il cielo, poiché io abiterò in una di esse, e riderò in una di esse, per te sarà come se ridessero tutte le stelle. Avrai stelle che sapranno ridere!» E rise ancora. «E quando ti sarai consolato (poiché ci si consola sempre) sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E ogni tanto aprirai la finestra, così, per puro piacere… E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo. Allora tu gli dirai: “Sì, le stelle mi fanno sempre ridere!”. E penseranno che sei pazzo. Ti avrò fatto un bello scherzetto…» E rise ancora. «Sarà come se, invece delle stelle, ti avessi dato tanti sonagli che sanno ridere…»