Immagini e parole: da “Il bacio” a “Una storia Romantica”

Una Storia Romantica

Un amore romantico

Ci sono dei periodi storici che possiamo richiamare alla memoria con una parola come se anni e anni di eventi potessero essere in essa racchiusi. L’Ottocento è uno di questi, consegnato alla storia come l’età del romanticismo, è il secolo in cui noi di milleletture vogliamo condurvi attraverso questa rubrica che cerca quei punti di incontro tra i racconti delle immagini e quelli delle parole. Lo facciamo con un romanzo “Una storia romantico”  (di Antonio Scurati) e un  dipinto “Il bacio”  (di Francesco Hayez).

5 giornateSiamo nel 1885 e il senatore del regno d’italia,  Italo Morosini, riceve un manoscritto anonimo. Lo scritto lo riporta al 1848, quando l’esercito più potente del mondo fu sconfitto da un manipolo di giovani male armati. Ma in quelle righe c’è anche il racconto della passione d’amore che travolse la bella Aspasia, allora musa della rivolta ora fedele e remissiva moglie del senatore, e il conte Jacopo Izzo Dominioni giovane patriota alla scoperta di sé e del senso della vita. Il lettore viene trascinato in una delle epoche più entusiasmanti della storia italiana vivendo insieme ai protagonisti le cinque giornate di Milano dal punto di vista di entrambi gli amanti e condividendone ogni emozione. Dalla gioia dell’incontro alla paura della perdita e della lontananza, dalla passione travolgente alla separazione forzata. Si ripercorre un amore, breve quanto i battiti di una sommossa e immortale quanto gli ideali che l’hanno sostenuta, attraverso il romanzo dattiloscritto, le lettere di Jacopo ad Aspasia, i discorsi e i dispacci della guerriglia. Diverse sono anche le finzioni letterarie usate da Scurati, tra le altre l’inserimento fra i personaggi della storia di Francesco Hayez che sorprende Jacopo ed Aspasia mentre si scambiano un appassionato bacio a ridosso delle barricate e in seguito a questo episodio dipinge il suo celebre quadro, “Il bacio”.

Aspasia vi appariva con la testa reclinata all’indietro, il busto un po’ avvitato in una torsione dei fianchi, il pube sporto all’infuori, la schiena angolata, i muscoli addominali tesi, la testa abbandonata tra le mani di Jacopo. La mani di Jacopo ad agguantare, reggere, carezzare la testa di Aspasia, la sinistra dietro la nuca, la destra aperta a ventaglio sulla guancia esposta. Le mani di Aspasia abbracciate a Jacopo, una sulla spalla sinistra, l’altra sulla scapola destra passata in silenzio sotto l’ascella, tra le pieghe del mantello. Così li vide Francesco Hayez e subito nella sua testa abbozzò uno schizzo, buono per dipingere una tela di piccole proporzioni quando, in un futuro più o meno prossimo, fosse venuto il momento di suggellare malinconicamente nel ricordo, con una scena di conturbante sensualità la fine di un’epoca che era stata tanto diversa dal sapore del presente.      

Da “Una storia romantica” di A. Scurati

In effetti il dipinto non poteva essere più attinente, in quanto ha un forte valore civile, simboleggiando  l’amor patrio e la lotta allo straniero. Considerato il manifesto dell’arte romantica italiana riscosse un grande successo popolare, tanto che Hayez ne dipinse altre tre copie, con piccole modifiche fra l’una e l’altra, ma sempre con messaggi politici che l’artista nascose sapientemente dietro schemi di comunicazione ambigui, per sfuggire  agli interventi della censura. In primis gli abiti dei protagonisti dall’incerta collocazione temporale, che fa sì che l’opera non sia vincolata ad un’epoca e che diventi un simbolo universale dell’amor di patria. Osservando il dipinto si percepisce intorno ai due amanti un’atmosfera di pericolo, che preannuncia una partenza imminente, suggerita dal piede dell’uomo sul gradino, quindi dopo lo struggente addio la fanciulla resterà sola con il ricordo dell’amato. Proprio come Aspasia che dopo l’insurrezione milanese, credendolo morto, non rivede più Jacopo se non dopo quarant’ anni mentre muore tra le sue braccia.

1859

1859

La prima tela presentata all’Esposizione di Brera del 1859 tre mesi dopo l’ingresso trionfale a Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III, è riprodotta sulla copertina del libro e in essa possiamo ravvisare dei colori che hanno un significato ben preciso. Il bianco, delle maniche della donna, il verde, il rosso della calzamaglia dell’uomo e la veste azzurra, sono i colori che compongono le bandiere delle due nazioni sorelle, Italia e Francia, la cui alleanza aveva reso possibile la vittoria contro gli Asburgo. Con la versione del 1861 invece , quando con l’impresa dei Mille l’Italia aveva dimostrato di poter fare a meno della Francia, l’azzurro dell’abito femminile si muta in bianco per lasciar posto ai soli colori del vessillo del neonato Regno d’Italia, evidenziando il raggiungimento dell’ideale unitario.

1861

1861

Le figure sono disegnate con contorni netti e precisi propri della pittura classica, e contrastano con l’atteggiamento appassionato dei soggetti, l’abbandono languido della donna e lo stringergli il viso e il capo da parte di lui, che creano una atmosfera intensa e commossa. La luce, che sembra provenire da una fonte interna al dipinto, contribuisce a rendere i colori molto tenui e caldi, mentre gli accentuati chiaroscuri mettono in evidenza il volume dei corpi. Inoltre grande realismo è conferito grazie ai dettagli, le pieghe della veste, i riflessi della stoffa. Francesco Hayez con la sua arte ha espresso le attese e le inquietudini del Risorgimento, epoca di cui il pittore veneziano è stato, con Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni, il maggiore interprete, contribuendo insieme a loro a costruire l’unità culturale del nostro paese, ancora prima che questa divenisse unità politica.

L’immagine de “Il bacio” continua tutt’oggi a raccontare una grande passione ed è simbolo del riscatto di un popolo e sintesi di sogni e sacrifici di chi si è battuto e si batte per un’Italia migliore.

Se questa storia vi ha appassionato QUI  potete leggere le nostre citazioni.

Buona lettura.