“E le altre sere verrai?”: dall’immagine alle parole

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E’ complesso spiegare il profondo legame che unisce la pittura alla letteratura, l’intreccio, lo scambio, influenza reciproca tra immagini e parole.
Pablo Picasso, ad esempio diceva: “Spesso leggendo un libro si sente che l’autore avrebbe preferito dipingere piuttosto che scrivere, si può percepire il piacere che deriva dal descrivere un paesaggio o una persona, come se stesse dipingendo quello che sta dicendo, perché nel profondo del suo cuore egli avrebbe preferito usare pennelli e colori“.
Non so se Picasso avesse ragione, se come egli dice lo scrittore, potendo scegliere, cambierebbe la penna con il pennello, certo è che molti sono i casi in cui  un quadro, sia esso protagonista o semplice espediente, punto di partenza o di arrivo,  ha ispirato un opera narrativa.

Besson

Mirabile esempio è il romanzo “E le altre sere verrai?”, di Philippe Besson,  i cui protagonisti sono gli stessi soggetti del dipinto “Nottambuli” (Nighthawks) realistica scena di una sera di tarda estate in un bar della East Coast.

edward_hopper_autoritratto_matita“I nottambuli” è un capolavoro di Edward Hopper, probabilmente l’opera più conosciuta, ispirata da un ristorante all’angolo di due vie del Greenwich Village a New York. Ciò che colpisce subito nel quadro è la fredda luce artificiale del neon che inonda il locale e fende l’oscurità della notte. La città sembra deserta le uniche persone sono il barman che serve gli ultimi clienti, un uomo solitario visto di spalle e una coppia chiusa in un apparente mutismo, tutte riunite nello stesso locale ma isolate, assorte nei loro pensieri e nelle loro solitudini. Infatti Hopper, che dipinse il quadro nel 1942, è famoso soprattutto per aver saputo ritrarre nei suoi lavori la solitudine nella vita americana degli anni ‘40.

Forse proprio questo senso di solitudine, sottolineato dai chiaroscuri sapientemente usati dal pittore, che ha spinto Besson a penetrare il mistero delle vite dei personaggi dipinti ed a raccontare la loro storia. Quella di Louise, la donna con il vestito rosso, drammaturga di successo che ha appena ritrovato il suo ex Stephen, l’uomo che le siede accanto,  dopo lunghi anni di silenzi ed assenze. Ben, barman del Phillies, che non perde nessuna rappresentazione teatrale di Louise, ma è  anche amico che conosce la sua sofferenza e la dignità con cui ha saputo andare avanti ed ora spera che la vita conceda a quei due una nuova occasione. Il Phillies diventa dunque teatro di una fitta trama di sentimenti quali paura, affetto, sofferenza, rimpianto che Besson descrive a forti tinte ma nel contempo, rimanendo fedele all’immobilità della scena di Hopper, non porta mai al limite. Mescola la narrazione alle suggestioni pittoriche e ci accompagna in un viaggio nell’animo umano che avvolto dal dolore cerca una risposta nel passato, per poter  tornare alla serenità.

Philippe_BessonPhilippe Besson, scrittore francese classe ‘67, pubblica “E le altre sere verrai?” nel 2002 dopo aver acquistato una riproduzione del famoso quadro di Edward Hopper “Nottambuli”. Il libro, il cui titolo originale è “L’arrière-saison” è vincitore del Grand Prix RTL-Lire 2003. Il suo stile  è semplice ma appassionante e conquista il lettore con le efficaci descrizioni delle trasformazioni dello spirito umano.