Il Romanzo Biografico

Febbraio quest’anno, per noi lettori di milleletture, è il mese del romanzo biografico. Stiamo infatti tutti leggendo il romanzo autobiografico “Verso l’infinito” di Jane Hawking che parla della storia del celebre cosmologo Stephen Hawking vista dagli occhi della sua prima moglie. Trovate la recensione del libro qui mentre l’elenco delle citazioni lo trovate qui. Se siete interessati al film tratto dal libro non perdetevi questo articolo.

Torniamo al genere biografico. Bene, ma cos’è una biografia? Tecnicamente è un resoconto: di fatti collegati alla vita di un personaggio illustre, con, eventuale ed annessa l’analisi e interpretazione delle sue azioni.

L’idea di biografia nacque, come tutte le cose più interessanti della nostra civiltà, in Grecia: prima nel mondo greco-ellenistico, poi in quello romano. Mentre nella letteratura greca del 5° secolo a.C. le biografie sono un fatto raro per cui non si può parlare di un genere letterario vero e proprio,  in età ellenistica la biografia si afferma come genere letterario autonomo, sulla scorta di un individualismo che punta a creare modelli degni di “emulazione”.

L’origine del genere biografico cade all’inizio del IV sec. a.C.: con Isocrate e la sua  l’Evagora e con Senofonte che compone l’Agesilao. Sono opere di confine, divise tra la biografia e panegirico. A questo periodo risale anche la distinzione netta tra biografia “peripatetica”, riservata a uomini di grande levatura e quella  “alessandrina”, più scarna dedicata a studiosi o comunque con l’obiettivo di indottrinare il lettore (il maggior esempio è il De viris illustribus di Svetonio).

E’ nel I sec. d.C. che Plutarco rivoluziona il genere: definisce nuovi schemi e paradigmi, nuove caratteristiche e soprattuto un nuovo scopo del genere biografico. Si distanzia nettamente dalla letteratura encomiastica: compito di una biografia è rappresentare i vizi e le virtù dell’uomo.

“Non scrivo un’opera di storia, ma delle vite : spesso un breve fatto, una frase, uno scherzo, rivelano il carattere dell’individuo più di quanto non facciano battaglie”. Autore nel proemio alle Vite di Alessandro e Cesare.

La dottrina peripatetica del filosofo Teofrasto prevedeva infatti che il carattere del personaggio (éthos) si rivelasse nelle manifestazioni della vita reale e dunque attraverso le azioni.

plutarcoAd ogni modo l’innovazione di Plutarco, non da poco, è quella di aver distinto la biografia dalla storiografia: quella piccola frase, che sembra un ingenuo inciso (“Non scrivo un’opera di storia, ma delle vite”) ha la potenza di far dare origine ad un nuovo genere letterario autonomo: nasce la biografia.

Il passaggio dei regni ellenistici sotto il controllo di Roma segna la fusione della biografia alessandrina con la tradizione romana dei “viri illustres” (gli uomini illustri). Si diffondono biografie di alta qualità letteraria per merito di  Varrone e Cornelio Nepote, e in età imperiale con Tacito (Vita di Agricola), Svetonio (Vite dei dodici Cesari) e il greco Plutarco (Vite parallele). Alla biografia, come genere, contribuisce anche la diffusione del cristianesimo: le vite dei santi, il martirio, divennero un ottimo mezzo per diffondere il verbo.

La biografia con il passare del tempo non solo resiste ma si rinnova acquistando in epoca medievale nuove caratteristiche: gli scrittori sono sempre alla ricerca di modelli religiosi e civili. L’apripista delle note biografie umanistiche è sicuramente la “Vita di Dante” che è dovuta a G. Boccaccio. Le biografie evolvono e non solo stilisticamente: al concetto di “virtù” di matrice quattrocentesca,  il Cinquecento associa quello di ‘fortuna’ . Il Seicento, barocco, vede la nascita della grande erudizione moderna che si completa nel Settecento al suo pieno sviluppo.

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In particolare il Settecento è anche il secolo che con l’Illuminismo avvia un profondo rinnovamento della conoscenza alla luce della ‘ragione’. La biografia allora muta e si adatta ai tempi: diventa analitica, inizia ad assumere sottili sfumature psicologiche che puntano a fornire una caratterizzazione dei sentimenti, del carattere, degli aspetti sociali. L’età dei Lumi riscopre anche il gusto della grande esperienza privata e personale: nascono le autobiografie (Piccolomini (Pio II), B. Cellini, F. Guicciardini e l’Europa torna a conoscere una letteratura memorialista di alto profilo con C.-H. de Saint-Simon, G. Casanova, C. Goldoni, L. Da Ponte e che darà scuola anche all’Ottocento (con Le mie prigioni di S. Pellico, le Noterelle di G.C. Abba, le Confessioni d’un Italiano di I. Nievo).nievo

Nel periodo romantico invece, dilaga in europa una vasta letteratura biografica che punta a rivalutare gli aspetti più introspettivi e spirituali della natura umana.

van-gogh-1-2Ma per quanto possa cambiare caratteristiche di contorno, siamo certi che la biografia resterà sempre ancorata ad un bisogno ancestrale, tutto umano, di poter lasciare ai posteri un pezzo di una vita mortale, dando alle successive generazioni il senso di un’esistenza, di un sentimento, di una storia. E’ un bisogno comprensibilmente legato alla caducità delle nostre esistenze.  Tramandiamo i nostri figli verso un futuro che ci sfugge, e gli affidiamo la testimonianza e il racconto di cosa siamo stati, nella speranza narcisistica ed inconscia e probabilmente anche insensata di essere ricordati e, in definitiva, di essere serviti a qualcosa.

Buona lettura!

2 thoughts on “Il Romanzo Biografico”

  1. avrei bisogno della bibliografia che avete utilizzato per scrivere questo articolo…è possibile averla? grazzzzziiiieeee

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