Jazz e letteratura nel ‘900 – parte 1

articolo-jazz

Quello tra musica e letteratura è sicuramente il legame tra le forme d’arte più forte che l’uomo è stato capace di esprimere. Svago, accompagnamento leggero, sfogo dell’anima ma anche mezzo di denuncia di grande potenza, di comunicazione. Il denominatore comune? Esprimere, nel senso più ampio del termine, i sentimenti che affollano l’animo umano.

articolo-jazz-pucciniCon la nascita dell’opera lirica il loro intreccio diventa evidente e i risultati della loro fusione da allora sono nelle orecchie di tutti: ricordiamo le vette di perfezione raggiunte dalle composizioni di geni del calibro di Wagner o del nostro Puccini.articolo-jazz-wagner

Ma torniamo ai sentimenti. Fino ad allora la musica non si era fatta mai portatrice di argomenti e temi del popolo, dei suoi sentimenti. E i sentimenti sono difficili da spiegare, da raccontare, da sviscerare da comunicare. La letteratura è un modo: analitico, esplicito, puntuale. Sollecita la ragione, la coscienza utilizzando un linguaggio – una sovrastruttura per comunicare che ci siamo costruiti con la ragione. La musica è un’altro modo: immediato, diretto, sottinteso, si fonda sull’empatia. Parla all’anima agli strati della nostra mente che nemmeno noi stessi conosciamo bene. Ci parla senza parole, esprime sentimenti e ce li comunica nel modo più diretto e intenso possibile: ce li fa vivere, sperimentare sulla nostra pelle.

La loro fusione, quando è mirabile, crea opere di rara bellezza e potenza. Quello che non riusciamo a spiegare con le sole parole, che ci sembra perfino impossibile da definire con precisione, beh evidentemente bisogna descriverlo e intuirlo con i modi appropriati. Modi che vanno dritti alla nostra natura: in quanto uomini ci esprimiamo mediante un linguaggio fatto di concetti e siamo capaci di condurre ragionamenti. Ma per la nostra natura più primitiva, in quanto animali, siamo preda di istinti, di sensazioni immediate percepite e processate in modo impulsivo e che vengono elaborate laddove la coscienza non arriva lasciando tracce di cui nemmeno ci rendiamo conto. E di questa complementarietà, che parla alla mente e sussurra al cuore, ne abbiamo bisogno.

articolo-jazz-gershwin-1Un periodo molto interessante sotto questo aspetto è la Jazz Age, così definita dallo scrittore Francis Scott Fitzgerald: ci consegna, a cavallo del ‘900 e del genio di Gershwin, mirabili tentativi di fusione di queste due forme d’arte.

Coesistono in questo periodo scrittori del calibro di Thomas Wolfe e compositori come Cole Porter. Romanzi come Il grande Gatsby riflettono alla perfezione il decennio di tutte le rivolte, delle più grandi utopie e delle più cocenti delusioni. Siamo alle porte della grande depressione, le cui conseguenze si avvertiranno fortissime anche in ambito letterale e musicale. E sono anni difficili, in cui si affermano grandi artisti come Louis Armstrong, Duke Ellington, Lester Young e sul piano letterario di romanzi come La paga del soldato, Sartoris, Al dio sconosciuto, Fiesta, Morte nel pomeriggio.llat-3-gg

Questi sono esempi di opere affondano le radici in terreni distinti nutriti dallo stesso concime: sono nate da artisti diversi, ma che condividono la stessa sorte; spesso separati da oceani, ma figli dello stesso  mal di vivere generato dalla crisi. E ritroviamo assoli disperati di strumenti a fiato insistenti e struggenti fare da colonna sonora ai romanzi di quel periodo: riff derelitti che fanno da cornice a generazioni di uomini confusi spesso ripiegati sul bancone di un fumoso locale e che vivono attaccati al fondo di una bottiglia. E’ la caduta delle speranze e delle illusioni. La musica parla alle viscere, le parole sono fosche, dure, forti, tristi, disconnesse, violente; la visione è distopica.

La scossa arriva. Se ne accorge prima il mondo del jazz : abbiamo la Swing Era. E’ il periodo delle big band: Benny Goodman, Tommy Dorsey, Glenn Miller, Artie Shaw per fare qualche esempio. Il ruolo dell’artista, jazzista o scrittore che dir si voglia, diventa un intrattenitore a basso costo. Il pubblico ha molto bisogno di svagarsi, è sul lastrico, ha fame.

Ma anche i locali sono al verde: vogliono risparmiare e le incisioni iniziano a diventare sempre più diffuse rispetto alla musica dal vivo. Sempre arte è: soprattutto quella di arrangiarsi.

Diventano diffuse le feste private e le jam session per raggranellare pochi quattrini, e si sprecano fiumi di inchiostro per i pulp magazines (per esempio il mitico Amazing Stories Quarterly): la parola d’ordine per i compensi degli artisti, siano essi dotati di sassofono o di una portatile remington, diventa “pochi, maledetti e subito”.

Autori come Raymond Chandler e Dashiell Hammett iniziano ad affermarsi. Scrivevano di donne, intrighi, alcool e jazz. Sicuramente una miscela che andava di moda (e chissà se ancora oggi l’abbiamo superata questa fase…..)

“Tutta l’anima mia / rabbrividisce e trema e s’abbandona / al saxofono rauco. / E’ una donna in balia di un amante, una foglia / dentro il vento, un miracolo / una musica anch’essa” (A solo, di sassofono – Cesare Pavese)

articolo-jazz-vianNon si può non citare un artista a tutto tondo: Boris Vian, scrittore poliedrico ed talentuoso jazzman. Scrive romanzi come La schiuma dei giorni (del 1947) e Lo strappacuore (1953): vanno ben al di la dei confini di Albert Camus e fondono jazz con testi penetranti e decisi di rara efficacia.

In europa va assolutamente menzionato Cesare Pavese: collezionista e profondo conoscitore di jazz e blues, di cui troviamo citazioni sparse in Ciau Masino e Blues della grande città.E la sua arte rassomiglia ai suoi generi preferiti; il suo feeling malinconico, quel vivere spaesato in un mondo che gli sfugge è un “ritmo letterario” tipico dei più struggenti jazz e blues dell’epoca.articolo-pavese

In questo contesto si inserisce la seconda guerra mondiale. Che esplode, come le due atomiche finali, con inusitata violenza consumandosi in una tragedia planetaria.

E qui la storia cambia… ed è appunto un’altra storia che merita un articolo tutto suo.

Salut