Le Cosmicomiche di Italo Calvino: viaggio umoristico nel tempo e nello spazio

articolo-cosmicomiche-1-cover calvino cover libroAnche in questa raccolta di racconti, dal titolo le Cosmicomiche, Calvino tiene fede alla sua natura di scrittore poliedrico, sensibile e lucidissimo a cui però si affianca, in modo potremmo dire umoristico e a tratti quasi pretestuoso, la prospettiva di uomo di scienza che rappresenta in pressoché tutti i racconti il motore della macchina da scrivere Calviniana.

Ed è in questo caleidoscopio di universi impossibili che vedremo muoversi il protagonista Qfwfq, di cui ben poco si sa. Non ci viene mai chiaramente detto chi è, com’è o com’era. Le varie teorie cosmogoniche trovano in Qfwfq un ardito testimone pronto a fornirci i suoi ricordi validando ipotesi contraddittorie o addirittura opposte. Questo perchè ognuna delle sue avventure è un volo dell’intelletto e definisce e propone un possibile universo parallelo: in realtà Qfwfq non è un nemmeno un vero personaggio, è solo una voce – laddove i suoni possono propagarsi – o se vogliamo una fascio di luce, uno spazio o un tempo infinito o un angolo di osservazione proiettato su realtà di universi e mondi che ci sfuggono eppure al tempo stesso ci appartengono: sono fatti della nostra stessa materia, quella che sperimentiamo ogni giorno, ma che ricombinata in forme e strutture diverse produce nuove manifestazioni e che quindi non può essere descritta con le parole umane del nostro mondo.

Ed è per questo che Calvino adotta uno stile di scrittura elegante ma barocco, incongruo, volutamente incoerente e molto originale. Come i suoi protagonisti giocano con gli atomi di idrogeno per dar vita al loro universo formando le galassie, Calvino gioca con i suoi atomi , le parole, e fondendole insieme forma frasi e strutture nuove che evocano mondi alternativi e suggestioni improbabili ma che, in modo demistificatorio ed umoristico, trovano sempre il modo di esserci vicine e di parlarci di noi stessi.  Spesso infatti, con una giravolta improvvisa, con una sola frase o anche singolo termine, Calvino azzera in un sol colpo le distanze siderali e i tempi immemori che ci separano dai suoi mondi e ci svela che ogni universo immaginabile ci appartiene come noi apparteniamo ad esso. E ciò che è lontano, strano, impossibile o inconcepibile diventa di colpo vicino,  normale, possibile e addirittura ben noto.

Calvino gioca in questi racconti; in modo elegante e raffinato evoca miraggi, propone rivelazioni che non si concretizano mai, che sembrano sempre ad un passo dal manifestarsi ma che sono sempre abbozzate, rimandate o sottintese. Con una eccezionale abilità linguistica Calvino riesce a suggerire e suggestionare non abbandonando mai ambiguità e allusioni. E’ in questo che risiede l’aspetto umoristico e probabilmente il valore del testo: Calvino è un mago, un illusionista ben cosciente che il suo scopo è incantare e sedurre il lettore, perchè parlando di mondi immaginari lo costringerà a riflessioni anche su se stesso e sul suo mondo. Per questo più Calvino si allontana dal nostro mondo, nel tempo e nello spazio, più traspare netta ed evidente una critica spietata e ferma all’uomo, critica che fa risaltare uno ad uno tutti i suoi limiti (di amare, di creare, di adattarsi o di vivere in armonia con i suoi simili e con l’universo stesso che lo circonda).

Le Cosmicomiche sono da questo punto di vista uno dei libri più interessanti di Calvino, che si è potuto concedere linguisticamente oltre che concettualmente, un livello di sperimentazione e di libertà letteraria che altrove gli sarebbe stato impossibile raggiungere. E’ una lettura sicuramente interessante e stimolante, che non definirei facile per il semplice fatto che richiede la capacità tutt’altro che scontata di aderire al patto narrativo che Calvino impone fin dall’inizio: abbandonare ogni riferimento terreno, ogni conoscenza umana per farsi guidare dall’autore in giro nei suoi mondi improbabili accettando le regole che li governano.Riuscendo in tale abbandono, scopriremo che in fondo Calvino ci parla di noi con metafore e un linguaggio nuovo e ci ritroveremmo a sorridere, insieme con lui, all’andare dei ricordi di Qfwfq.

articolo-cosmicomiche-2-luna luna comicomiche

E allora ne “La distanza dalla Luna” non potremo non apprezzare l’immagine della signora Vhd Vhd che, consegnatasi alla Luna che si allontana, suona il suo addio con l’arpa, seduta sulla spiaggia lunare, e un triste ma impotente Qfwfq che le rivolge occhiate disperatamente nostalgiche dalla Terra ormai lontana. Calvino nella metafora di Terra e Luna vicine sembra volerci suggerire un parallelo metaforico tra l’attrazione gravitazionale e l’innammoramento: come i pianeti si avvicinano e si allontanano ostaggi delle forze gravitazionali, gli esseri umani si avvicinano e si allontanano in base all’attrazione che li lega: ma la caducità delle attrazioni è passeggera, è necessario un atto d’amore che implica una scelta, un voto, l’adesione ad un destino per realizzare compiutamente l’amore: questa scelta Qfwfq non riesce a compierla perchè il suo amore è debole e incompleto.

Cosa doveva fare, di fronte a questo, la signora Vhd Vhd? Solo in quel momento ella mostrò fino a che punto il suo innamoramento per il sordo non era stato un frivolo capriccio ma un voto senza ritorno

E come non possiamo restare affascinati dalle riflessioni del protagonista ne “La Spirale”, che in un flusso di coscienza ininterrotto, ci espone la sua idea di un “uno” irrimediabilmente collegato al “tutto” , della coincidenza di passato, presente e futuro, e della connessione irrimediabile tra tutti gli esseri ( “ogni amore unico eppure multiplo”).

La limitazione della scelte è espressa qui con una forza che nemmeno l’umorismo di cui è permeata riesce a smorzare: in quanto intimamente connessa alla nostra natura di esseri viventi che si sono determinati in secoli di evoluzione delle specie. Evoluzione che significa scelta, e scelta che significa anche rinuncia. E che si applica, per traslato, alle nostre scelte di uomini in relazione al nostro agire quotidiano.

Ma dato che non avevo forma, mi sentivo addosso tutte le forme possibili

Un’altro racconto molto evocativo è “Senza colori”, che ci racconta la formazione dell’atmosfera e l’arrivo dei colori. E’ solo un pretesto per parlarci, con una forza ed una bellezza di rara intensità, della diversità, della capacità di adattamento e di comprensione e dell’incomunicabilità. Incomunicabilità mirabilmente espressa in questo intenso passaggio:

Io cercavo un mondo diverso al di là della patina scialba che imprigionava le cose, e ne spiavo ogni segno, ogni spiraglio; invece Ayl era un’abitante felice del silenzio che regna là dove ogni vibrazione è esclusa. Come potevamo intenderci? Nessuna cosa del mondo come si presentava al nostro sguardo bastava ad esprimere ciò che sentivamo l’uno per l’altra, ma mentre io smaniavo di strappare dalle cose vibrazioni sconosciute, lei voleva ridurre ogni cosa all’al di là incolore della loro ultima sostanza.

E’ doloroso l’attimo in cui lui cerca di portarla all’aperto per mostrarle la bellezza dei colori, a lei che, tentando di sfuggire al cambiamento, si era inabissata nel buio delle tenebre: ebbene, in quel momento, quando finalmente ella sembra cedere e decide di seguirlo ad un tratto gli dice di non girarsi. E’ il momento finale in cui Qfwfq capisce che il nuovo mondo è troppo diverso per lei, che la loro prospettiva è inconciliabile, che è proprio per amore che deve procedere da solo verso quel nuovo mondo colorato e consentire ad Ayl di vivere nel vecchio mondo monocromatico l’unico che era in grado di concepire.

Sono tanti ancora i temi trattati: dall’integrazione e dalla paura del diverso e dell’ignoto ne “I Dinosauri” , al Big Bang metafora e proiezione di un atto iniziale di amore materno che origina l’intero universo e che troviamo espressa in “Tutto in un punto” ;  dalla smania di creazione che nasce e si nutre nel contraddittorio tra distinte individualità de “Un segno nello spazio” fino all’impossibilità di amare anche chi ci è vicino fisicamente ma resta irraggiungibile nel suo destino espressa ne “La Forma dello Spazio” per cui ogni tentativo di Qfwfq di avvicinarsi alla sua Ursula Hx sarà vano essendo entrambi soggetti ad una caduta libera e parallela che li manterrà per sempre separati.

Come spesso accade con Calvino, ogni lettura è un percorso da intraprendere con interesse e motivazione ma che sempre si rivela interessante e porta con se profonde riflessioni.

Buona Lettura!