Citazioni da “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi

Leggere Lolita a Theran

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 “Nell’autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico, decisi di farmi un regalo e realizzare un sogno. Chiesi alle sette migliori studentesse che avevo di venire a casa mia il giovedì mattina per parlare di letteratura. Erano tutte ragazze, dato che, per quanto si trattasse di innocui romanzi, insegnare a una classe mista in casa propria sarebbe stato troppo rischioso.”

Ci troviamo in Iran e per la precisione a Teheran negli anni successivi alla rivoluzione di Komeini, voce narrante è la stessa autrice Azar Nafisi che in queste poche righe già anticipa dove ci sta portando e quali saranno i temi conduttori del racconto.

palestinian-woman“Leggere Lolita a Teheran” infatti, è un libro che parla di letteratura e della passione per il suo insegnamento in un contesto sociopolitico dove la letteratura occidentale è disprezzata o addirittura proibita, di oppressioni e umiliazioni subite dalla popolazione iraniana e soprattutto dalle donne, ma anche di sogni “dei buoni e dei cattivi” che si cerca di realizzare nonostante tutto e tutti.

Così l’ insegnante e le sue studentesse, smessi chador e veli, davanti a una tazza di thè discutono della fragilità della Lolita di Nabokov, del fascino della Daisy di Fitzgerald, del coraggio della Daisy Miller di James, dell’orgoglio della Elizabeth Bennet di Austen e non solo. Ciascuna a suo modo, con le proprie idee e convinzioni, alla ricerca di risposte in un paese dove non si possono fare domande. Nafisi lo descrive molto bene in questo passo:

Penso che in un certo senso, le letture e le discussioni di quel seminario abbiano rappresentato la nostra occasione di fuga il nostro ponte verso quest’altro mondo <fatto di tenerezza, luce e bellezza>. Solo che noi, alla fine, eravamo costrette  tornare indietro.

Dall’opera ho selezionato alcune frasi che, a mio avviso, riescono a trasmettere i pensieri e le atmosfere che si respirano nel romanzo.

Se vi va di approfondire QUI potete trovare la recensione al libro.

Buona lettura.

non sminuire mai, in nessuna circostanza, un’opera letteraria cercando di trasformarla in una copia della vita reale; ciò che cerchiamo nella letteratura non è la realtà, ma un’epifania della verità

Eravamo tutte vittime degli abusi di un regime totalitario, delle continue intrusioni nei nostri spazi più intimi, della finzione che altri volevano imporci.

Il peggior crimine di un regime totalitario è costringere i cittadini, incluse le vittime, a diventare suoi complici……Le mie studentesse lo vedevano succedere nei processi in televisione e lo sperimentavano in prima persona ogni volta che uscivano in strada vestite come altri dicevano loro di vestire, Non facevano parte della folla che assisteva alle esecuzioni, ma non avevano nemmeno la possibilità di protestare.

La migliore letteratura ci costringe sempre a interrogarci su ciò che tenderemmo a dare per scontato e mette in discussione tradizioni, credenze che sembravano incrollabili. Invitai i miei studenti a leggere i testi che avrei loro assegnato soffermandosi sempre a riflettere sul modo in cui li scombussolavano, li turbavano, li costringevano a guardare il mondo, come fa Alice nel paese delle meraviglie, con occhi diversi.

Ciò che in Iran avevamo in comune con Fitzgerald era proprio il sogno, che divenne la nostra ossessione e finì per prendere il sopravvento sulla realtà, un sogno bello e terribile, impossibile da realizzare, in nome del quale si poteva giustificare e perdonare qualunque ricorso alla violenza. «I sogni» dissi rivolta a Nyazi «sono ideali perfetti, compiuti in se stessi. Come si può sovrapporli ad una realtà imperfetta, incompleta, in perenne mutamento? Si farebbe la fine di Humbert, che distrugge l’oggetto dei propri sogni; o di Gatsby, che distrugge se stesso».

Ogni fiaba offre la possibilità di trascendere i limiti del presente e dunque, in un certo senso, ci permette alcune libertà che la vita ci nega. Tutte le grandi opere di narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono, hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l’affermazione della vita contro la sua stessa precarietà. Ma è nel modo in cui l’autore riracconta la realtà, e ne acquisisce il controllo dando origine a un mondo nuovo, che questa rivolta prende forza: tutte le grandi opere d’arte, avrei dichiarato con solennità, celebrano l’insubordinazione contro i tradimenti, gli orrori e i tranelli della vita. La perfezione e la bellezza del linguaggio si ribellano alla mediocrità e allo squallore di ciò che descrivono.

“Un romanzo non è un’allegoria” dissi verso la fine della lezione. “E’ l’esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. E così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare. Ricordate solo questo. E’ tutto; potete andare”.

Eravamo assetati di bellezza, in qualunque forma, anche quella di un film incomprensibile, ultra intellettuale e astratto, senza sottotitoli e sfigurato dalla censura. Era già meraviglioso anche solo ritrovarsi in pubblico, per la prima volta da anni, senza paura né rabbia, in mezzo a una folla di estranei che non fosse lì per una manifestazione, un raduno di protesta, una coda per il pane o una pubblica esecuzione.

“Non riesco a dirti di non affliggerti, di non ribellarti”, scrisse “sia perché la mia immaginazione vive, a mie spese, intensissimamente ogni cosa, sia perché non sono capace di dirti di non sentire. Senti, senti, ti dico – senti con tutta te stessa, foss’ anche fin quasi a morirne, perché questo è il solo modo di vivere, specialmente di vivere in questa terribile tensione, e il solo modo di onorare e celebrare gli essere ammirevoli che sono il nostro orgoglio e la nostra ispirazione”.

La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell’Uomo venga aggiunta la voce: diritto all’immaginazione. Ormai mi sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti? “I fatti concreti di cui parliamo non esistono, se non vengono ricreati e ripetuti attraverso le emozioni, i pensieri e le sensazioni.”