Recensione di “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi

Leggere Lolita a Teheran

Theran

“Adesso che non potevo più pensare a me come un’insegnante, una scrittrice, […] adesso che tutto ciò era diventato illegale, mi sentivo evanescente, artificiale, un personaggio immaginario scaturito dalla matita di un disegnatore che una gomma qualsiasi sarebbe bastata a cancellare.”

Leggere Lolita a Teheran  è, a prescindere dal gradimento personale, un libro importante.   E’ divenuto rapidamente campione di vendite avendo anche un convinto sostegno della critica.

Da quando però è uscito nel 2003 mantiene inalterato il suo successo anche perché i temi di cui si occupa sono rimasti di forte attualità. Nafisi infatti incentra il suo libro intorno a una serie di temi attualissimi: la dittatura e le espressioni incompiute di quelle che chiamiamo democrazie, la condizione della donna in oriente, i rapporti tra Islam e mondo occidentale, la libertà – in particolare quella di espressione.

TeheranAffianco al caso “Nafisi” nello stesso anno si afferma un’ampia letteratura, spesso di matrice Iraniana,  che affronta questi temi.In realtà già nel 1997 l’ebrea americana Pearl Abraham pubblica un romanzo, La lettrice di romanzi d’amore (Einaudi) che possiamo considerare il primo esempio di una narrativa delle minoranze religiose: narra la triste storia della figlia di un rabbino che è costretta a uno stile di vita diverso da quello delle sue amiche cercando di nascosto conforto nei libri della Cartland e della Brontë. Sarà quella la linfa e la sorgente dell’energia che le consentirà di ribellarsi alla schiavitù culturale cui i padre l’aveva condannata.Teheran

Altro libro degno di nota, del 2007, è La donna che leggeva troppo, romanzo di Bahiyyih Nakhjavani, scrittrice iraniana, che racconta la storia di Tahirih Qurratu’l-Ayn, una giovane (realmente vissuta) che nell’Impero persiano ai tempi della dinastia Qajar, nell’Ottocento, predicò tolleranza, libertà ed autodeterminazione secondo la confessione Baha’i e si ribellò al velo. Con il suo viso, incantevole e soprattutto scoperto, insegnò ai più poveri l’arma più potente di tutte: leggere e scrivere. Venendo, ovviamente, infine uccisa con l’accusa di stregoneria.

E’ impossibile non citare in questo ambito anche il capolavoro, degli stessi anni parliamo del 2003,  di Marjane Satrapi –  Persepolis – che da graphic novel di grande sensibilità, durezza ma anche ironia e classe, sfocia nel cinema come lungometraggio di animazione mantenendo inalterate le sue maggiori qualità.

E’ in questo contesto culturale che Leggere Lolita nasce e si afferma. E’ molto interessante anche l’accoglienza che negli USA gli viene riservata dove è divenuto rapidamente il fulcro di un articolato dibattito e ha generato anche polemiche politiche che vanno ben al di la della sola questione letteraria (alcuni sostengono che il grande successo americano sia anche stato sponsorizzato al fine di presentare determinati aspetti della cultura Iraniana al popolo americano, il che è probabilmente in parte vero) .

Leggere Lolita quindi non è solo un libro come tanti. E’ uno di quei libri che apre un corso, toglie il coperchio ad una pentola in cui a ribollire vi sono le coscienze, le idee, la cultura e i sentimenti di interi popoli che giungono a maturazione dopo anni e anni di storia, di sopraffazioni, di sofferenze e di conquiste, soprattuto culturali di cui troppo spesso ignoriamo la portata.

“Credo che solo attraverso l’empatia, il dolore vissuto da una donna algerina, un dissidente nordcoreano, un bambino ruandese o un prigioniero iracheno, diventi reale per me e non solo un passaggio di notizie”

Il testo racconta una vicenda che passa dal rientro dell’autrice in Iran che avviene nel 1979 (e coincide con la caduta  dello Scià e la conseguente rivoluzione dell’ayatollah Khomeini), arrivando al suo ritorno negli USA del 1997.

“È di Lolita che voglio scrivere, ma ormai mi riesce impossibile farlo senza raccontare anche di Teheran. Questa, dunque, è la storia di Lolita a Teheran, di come Lolita abbia dato un diverso colore alla città, e di come Teheran ci abbia aiutate a ridefinire il romanzo di Nabokov e a tra- sformarlo in un altro Lolita.”

Ma la struttura è molto articolata:  gli eventi eventi che linearmente si susseguono nel testo sono collocati in altrettanti momenti di una storia tutta raccontata mediante un complesso avvicendamento di piani distinti: l’intero libro ha una struttura ambivalente a metà tra un romanzo e un saggio. Forse in questa sua dualità risiede l’aspetto più interessante del testo ma che lo rende non certo una lettura semplice.

“Perché, si può scrivere un buon romanzo che sia anche riverente?”

Nafisi racconta eventi di cronaca che diventano gli elementi portanti dell’architettura narrativa del testo: ma la cronaca storica non è la protagonista del romanzo.  Viceversa gli eventi sono funzionali a sviscerare il rapporto tra storia e cultura:  come essi influenzano e sono influenzati dall’immaginario mentale e dai modelli culturali di un intero popolo.

Nafisi si è proposta uno scopo ambizioso:  come e quanto la lettura di un’opera letteraria può incidere nel contesto sociale in cui avviene?

Se fosse possibile conservare un suono come si fa con una foglia o una farfalla, direi che tra le pagine della mia copia di Orgoglio e pregiudizio – uno dei romanzi più polifonici che esistano – e in quella di Daisy Miller è custodito come una foglia d’autunno l’urlo della sirena dell’allarme rosso.”

Al nocciolo, ciò che il libro di Nafisi afferma è, se vogliamo, un concetto semplice ma potentissimo e che deriva come diretta conseguenza dalla libertà di leggere: la capacità di accettare una sovversione, magari recondita, anche temporanea, anche intima e personale, del proprio mondo, il poterlo mettere in discussione con l’immaginazione.

Se vogliamo sotto questo aspetto Leggere Lolita è un’apologia dell’immaginazione: la capacità che abbiamo di concepire una realtà alternativa rispetto a quella in cui viviamo.

La stessa Nafisi ci dice:

“Le opere letterarie “ci rendono inquieti, ci destabilizzano, mettono in discussione tutte le nostre idee e formule preconcette”; esse hanno la funzione di “farci sentire estranei in casa nostra”, di scalzarci dall’abitudine, in forza della curiosità di sapere e di desiderare.”

llat-2-volto-prisonQuesto aspetto, penso sia quello fa più paura ad un regime fondamentalista: ciò che si può immaginare, concepire, comprendere genera riflessioni, idee, voglia di confronto. Ti fa porre domande per le quali pretendi risposte. Genera libertà di espressione.

Buona Lettura!