Recensione “Che ci importa del mondo”

Che ci importa del mondo

di Selvaggia Lucarelli

Che ci importa del mondo

Eccomi qui a recensire questo libro “Che ci importa del mondo”, premettiamo che io adoro Selvaggia Lucarelli, adoro il suo modo di scrivere e adoro la sua Stanza Selvaggia. Una donna con gli attributi, oltre ad essere una bella donna, che nonostante tutto ci mette la faccia! Piaccia o non piaccia ciò che scrive, dice comunque sempre la sua.

Succede che quando non si ama da un po’, l’amore diventa una cosa che guardi da lontano, col piglio borioso di quello che ne sa, mentre gli altri nuotano, a fatica, nell’acquetta tiepida delle illusioni. Quelli annaspano, agitano le braccia, buttano giù qualche sorso qua e là, e tu li scruti dallo scoglio più alto. Perché le fregature te le ricordi tutte. Te le sei perfino appuntate, diligentemente, sull’agendina degli intoppi ricorrenti, degli incidenti di percorso, dei finali noti. Sai che l’amore per certi versi fa schifo. Che sa essere il più raffinato dei sentimentali e il più rozzo dei cafoni. Che può fare di te il più fesso dei babbei e il più spietato dei menefreghisti. Mi ricordo tutto. E ogni tanto, quando l’amore mi manca, vado a rileggermi la lista delle cose che non mi mancano, provando per un attimo un sollievo profondo e rigenerante. Eccola, la lista.

Leggendo Che ci importa del mondo,  è impossibile non pensare che sia per buona parte autobiografico, se non negli eventi che narra, nei pensieri e negli atteggiamenti che la protagonista ha verso la vita e verso la tv, Infatti Viola (la protagonista di questo romanzo) sembra proprio lei. Un opinionista di successo con un figlio Orlando che ha la stessa età oltre alla stessa descrizione di suo figlio e il suo ex marito a Laerte Pappalardo, come è stato nella realtà.

“Nonostante la fredda lista, la mia lucidità e la consapevolezza piena che l’amore ingiallisce e chiede il conto ed è disseminato di corde tese lungo il cammino, nonostante me ne stia sullo scoglio più alto a guardare gli altri che annaspano, mi manca l’amore. Anche solo per rivivere l’attimo, quel solo attimo, quando ti innamori, quello in cui capisci tutto, prima di non capire più nulla.”

Il romanzo non brevissimo (535 pagine) inizia con un prologo a se stessa, una sorta di memorandum che la protagonista fa a se stessa per ricordarsi le sue brutte esperienze, con tanto di lista sui motivi per cui non dovrebbe innamorarsi e perché inesorabilmente accade. La sua vita sentimentale è una disastrosa sequela di tentativi falliti che nascondono l’incapacità di dimenticare l’ex, Giorgio, in corsa per diventare il candidato sindaco della città.

“a vent’anni innamorarsi del maledetto ci sta, innamorarsene a trenta vuole dire che la maledetta sei tu. Una maledetta cretina. ”

In questo turbine di incontri falliti, c’è speranza per tutti e c’è uno spiraglio, man mano che la storia prenderà vita

Milleletture separatore

Passiamo ai punti del romanzo

La scrittura & La trama. Difficile non essere travolti dalle sue frasi scorrevoli, dai dialoghi serrati, dai flussi di pensiero che corrono veloci facendoti divorare le pagine una dopo l’altra. Il linguaggio è semplice, di tutti i giorni, ma al contempo si tratta di una prosa ben fatta, ben costruita, che non si lascia fregare da una volgarità eccessiva. La trama è di per se inesistente, non c’è azione, molto dialogo, molti spunti e molto approfondimento delle relazioni, ma di storia in sé ben poca, ma anche questo non è un grosso difetto perché probabilmente non era uno dei motivi cardini della stesura di questo romanzo.

La comicità. Riesce a trarre il comico dalla vita di ogni giorno, come da una multa sul parabrezza o da un appuntamento romantico andato male. Certo, a volte sembra che esageri, che non è possibile che capitino proprio tutte alla protagonista, e i racconti di quello che succede in studio durante la diretta del programma nel quale lavora sono un po’ inverosimili, ma se consideriamo che si tratta comunque di un romanzo e che le farse son fatte apposta per esprimere meglio i concetti, possiamo fargliela passare. Di sicuro vi strapperà più di una risata

Il realismo. Nonostante le piccole esagerazioni la storia è intrisa di realtà.  E’ la storia di una donna normale, circondata da persone (più o meno) normali e che racconta un pezzo della sua esistenza che rappresenta per lei un passaggio interiore importante. Non ci sono grandi amori che nascono dall’oggi al domani, riconciliazioni miracolose o colpi di scena poco credibili, ma una bella storia fatta di semplicità di ciò che realmente può accadere, perché in fondo può accadere ad ognuno di noi, e non solo per quanto riguarda la vita di Viola, ma anche quelle delle persone che la circondano. Adorabili sono i capitoli riguardanti il figlio e da li capiamo perché dedicargli il romanzo, una delle parti che ho preferito è la lettera al suo Orlando (Alias Leon)

“A Leon.
Al bambino che è,
all’uomo che sarà.
E ai sentimentali,
perché fanno girare il mondo”

Uno dei pezzi più commoventi dell’intero libro

“Cosa augurarti, piccolo mio. Intanto che tu possa mantenere questa tua grazia, innata. Una grazia d’animo e di cuore che è cosa rara e ti impedisce anche solo di strappare un giocattolo o di dire certe cose stonate, che solo i bambini, con la loro purezza feroce, sanno dire Ti auguro, piccolo mio, di mantenere quel piglio sicuro che hai quando chiedi che ti si parli come agli adulti. Ci sono cose che vanno pretese, per risparmiarsi le attese e il livore covato. E se le chiederai con quella faccia e il mento un po’ su da fidanzatino che aspetta il primo bacio, il mondo non saprà dirti di no. Mi piacerebbe che mantenessi quel pudore delicato, con cui chiedi di chiudere la porta o di non raccontare dei tuoi primi amori alle mie amiche. O con cui abbassi lo sguardo se c’è la scosciata di turno in tv. Mi piaci perfino quando tiri fuori l’animo bacchettone e mi dici: «Mamma copriti», perché la volgarità è una bestia orrenda e dovrai difenderti dalle sue zampate.”

 

Non sto qui ad elencarvela tutta, perché dovrei trascrivere l’intero capitolo ma se mai vi ritroverete questo romanzo tra le mani, soffermateci su, perché sono parole bellissime

Le riflessioni. Questo romanzo ne è pieno zeppo ed infatti ho una carrellata di citazioni, che variano sulla vita, sull’amore, sulla famiglia. Riflessioni molto democratiche e un po’ comode, a volte, che attraggono, perchè si sa, quando si parla di uomini fedifraghi, di delusioni d’amore, di abbandoni e di riscatti morali, si va sempre un po’ sul sicuro. Ma è anche giusto così, anzi, perchè sono io la prima che in un libro cerca quello che vorrebbe sentirsi dire, cerca un abbraccio virtuale di comprensione e un buon modo per passare una serata a casa da sola, e passi la serata leggendo un buon libro (si spera buono).

voto 5

Questo romanzo, mi è piaciuto, Selvaggia Lucarelli sà scrivere  bene,  ironica e profonda e sà andare bene a fondo nel cuore delle persone. Una buona lettura che consiglio vivamente a tutti, e anche chi in fondo un po’ di amore ora lo cerca sulla carta..