Recensione “Guida rapida agli addii” di Ann Tyler

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recensione-graa-6Si potrebbe pensare, giudicando il monaco dall’abito o un libro dal suo titolo, che Guida rapida agli addii, di Anne Tyler, sia solo un libro su come affrontare la delicata fase di elaborazione del dolore, quando un addio, sia esso un lutto inatteso o un allontanamento definitivo, irrompe nella nostra vita e ci devasta.

Ma il suo valore non risiede nell’approfondimento dell’elaborazione del lutto in se quanto piuttosto in un analisi non banale della storia personale del protagonista, Aaron, che va alle radici del rapporto di coppia che il protagonista si era costruito per bisogno più che per amore; ci parla quindi della perdita come occasione di smarrimento, di bilancio, di comprensione e infine di catarsi.

E’ un libro che punta a riconciliarci con il nostro destino anche accettando le scelte sbagliate che possiamo aver fatto per incomprensione o debolezza, nonostante gli errori, e nonostante l’agire insensato del caso che può entrarti in casa in un attimo con le sembianze di un albero secolare che ti devasta la casa e la vita e rimette tutto in discussione: radendo al suolo tutto, casa e amore, e ti forza a ripartire da zero.

E’ Dorothy, la moglie del protagonista che viene travolta dallo schianto di un albero e muore. E questa morte arriva netta improvvisa inaspettata, dopo unrecensione-graa-3 futile litigio, e sarà portatrice di tanto dolore ma anche di una profonda riflessione su se stesso e su quanto si può essere capaci di scambiare bisogno e sentimento. Su quanto il nostro desiderio di acquietarci di sentirci al sicuro orienti le nostre scelte e il nostro agire in modi che possono addirittura limitare noi stessi e le persone che ci sono accanto.
Vedremo Dorothy ritornare nella mente del protagonista e condurre con lui e solo con lui un ultimo pezzo di strada insieme per consentire ad egli stesso di comprendere la verità, di accettarla ed infine di evolvere.
Aaron imparerà a far i conti con il suo passato, a riconoscergli le sue imperfezioni e comprenderà le radici di un amore che in fin dei conti è stato segnato più da una dipendenza che da sentimenti profondi.

recensione-graa-2E infine vedremo Aaron rimettere in sesto la propria vita e crearsi nuovi spazi e un nuovo modo di intendere la propria esistenza, guardando il passato per quello che è, consapevole dell’imperfezione che lo caratterizza, e maturando la capacità di lasciar andare, senza rancore o rimpianto, ciò che si è allontanato, per sua volontà o per la violenza del caso, ed è scomparso o andato altrove.

Probabilmente questo libro non ha i tratti del capolavoro ed alcune scelte, in particolare relative allo svolgersi degli eventi, potrebbero suonare scontate.
Ma, mi ripeto, il suo valore credo non sia da ricercare in questo aspetto, ma in come l’autrice sia stata capace di rendere con uno stile leggero e a tratti materno, una credibile e non scontata parabola di maturazione interna del protagonista che, passando per il dolore della perdita, riesce a mettersi in discussione e in gioco nuovamente delineando una nuova immagine di se più fedele di quella che per paura e incapacità non era stato in grado di costruirsi precedentemente.

Potremmo dire che, al di la del lutto, del dolore e del dramma, Aaron è un fortunato: nella misura in cui il caso lo strappa al destino di inedia a cui egli stesso si era consegnato costruendosi un noioso, sterile antro in cui sentirsi al sicuro. Ci penserà il caso a raderlo al suolo dandogli una seconda occasione di vivere sul serio. Da questo punto di vista è una lettura che in modo gradevole ci pone davanti ad interrogativi importanti a cui ciascuno è chiamato a dare le sue risposte…

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Buona lettura!