Romanzo psicologico, tra dissoluzione delle certezze e l’affermarsi dell’antieroe

munch_melanconia

Il romanzo psicologico viene definito come il genere in cui sono esplorati l’animo dell’uomo, i processi psichici, le motivazioni dei comportamenti e delle scelte individuali prodotte dall’ intreccio tra gli impulsi soggettivi e i condizionamenti socio-culturali. Potremmo definirlo anche un genere di “rottura” in quanto risentendo del contesto economico, politico e sociale ha trasformato il romanzo da racconto di una storia, quale era stato quello dell’ Ottocento, in un analisi dei meccanismi mentali dei personaggi.
Siamo fra la fine del secolo XIX e l’inizio del XX la vita sociale diviene complessa, il relativismo di Albert Einstein evidenzia l’inadeguatezza di un’interpretazione unitaria e oggettiva della realtà; gli studi filosofici di Henry Bergson con la scoperta del mondo interiore e quelli psicoanalitici di Sigmund Freud che introducono il concetto di inconscio cioè quella zona d’ombra della psiche umana non controllata dalla ragione,  determinano un nuovo modo di intendere ciò che è reale. Inoltre con la prima guerra mondiale crollano i valori etici mentre la seconda rivoluzione industriale porta la nascita del capitalismo e il diffondersi di una mentalità ispirata alla ricerca dell’utile personale. Contemporaneamente questa mentalità è fortemente criticata dagli intellettuali che la ritengono una dei mali della società dell’epoca, quest’ultima a sua volta li rifiuta ritenendoli inutili perché non inseriti nel processo produttivo. Nasce così la figura dell’inetto, l’antieroe, un uomo non integrato nel tessuto sociale, ma dotato di un’acuta capacità di analisi che gli consente di individuare i vizi e le incoerenze che si nascondono sotto i conformismi borghesi.

Time

In questo clima di incertezza storico, culturale, sociale anche la letteratura va in crisi e il romanzo si trasforma. Al centro non vi è più il rapporto fra l’uomo e la storia o la società, ma l’esigenza di capire l’uomo ha la possibilità di assumere coscienza della propria identità, e di arrivare all’ origine di quel senso di solitudine, di casualità che lo fa sentire in balia del divenire. E’ il romanzo psicologico, che presenta una struttura completamente diversa rispetto a quella del romanzo tradizionale, la narrazione non segue un ordine cronologico dei fatti, ma il corso dei pensieri, delle emozioni, dei ricordi dei personaggi che narrano i fatti in una continua alternanza tra presente e passato. I personaggi non hanno più un’identità precisa, all’eroe si contrappone l’antieroe che possiede le ansie e i dubbi dell’uomo contemporaneo e una vita interiore molto complessa. Il narratore, dal canto suo, tende ad enfatizzare la frantumazione psichica del personaggio che diviene impossibile da conoscere fino in fondo. Protagonista  “l’inetto” attraverso il quale gli autori cercano di denunciare le ipocrisie della società borghese dei primi del Novecento, che premia le apparenze e omologa la volontà. Interessanti anche  le tecniche narrative utilizzate. Una di queste è l’uso della narrazione in prima persona laddove il protagonista e io narrante riferisce direttamente i propri pensieri. Viene introdotto l’uso del “flusso di coscienza”, monologo interiore in cui i pensieri, i desideri e i moti della coscienza del personaggio vengono esposti tramite libera associazione, senza legami logici e grammaticali, come accade in una seduta psicoanalitica. Quindi il tempo della narrazione si espande rispetto al tempo della storia e lo spazio e il paesaggio sono relegati a specchio degli stati d’animo del protagonista.

V.WoolfIl fenomeno si sviluppa con caratteristiche simili in varie aree dell’Europa, grazie anche a F. M. Dostoevskij che in “Memorie dal sottosuolo” propone un nuovo modo di raccontarsi, visto che l’Io decide attivamente di sognare e di mettersi in contatto con il suo “sottosuolo” piuttosto che limitarsi a descrivere ciò che lo circonda. Marcell Proust invece, in “La ricerca del tempo perduto” distingue tra memoria volontaria e involontaria, sottolineando come quest’ultima emerge da atti quotidiani (attraverso il sapore delle ‘madeleine’ riaffiorano ricordi lontani dell’infanzia), ma soprattutto è in grado di produrre emozioni tali da mutare lo stato d’animo. E’ ancora la memoria che ritroviamo in tutti i romanzi di Virginia Woolf, quale tempio che nasconde i segreti e il senso stesso dell’esistenza come già sviluppato da Freud con le sue teorie.

Nella letteratura italiana la psicoanalisi diviene protagonista con l’opera di Italo Italo Svevo, “LaPirandello coscienza di Zeno”, in cui vengono trattati temi freudiani quali l’interpretazione dei sogni, la rimozione e il complesso di Edipo. Ma soprattutto si evidenzia l’evoluzione psicologica del dell’uomo moderno che, ormai disilluso e razionale, dimentica quella naturalità della vita che permette di aumentare le esperienze. Tuttavia anche questa unitarietà psicologica dell’individuo viene messa in discussione. Luigi Pirandello infatti, influenzato dagli studi dello psicologo francese Alfred Binet, nelle sue opere  non considera più la coscienza umana come una entità fissa, permanente ed immutabile, ma come una sintesi di fenomeni in continua trasformazione che danno vita a personalità molteplici e contraddittorie in lotta tra loro. Pirandello fa sue queste idee e gli da vita con i suoi personaggi, uomini che hanno un io frammentato come  in “Uno, nessuno e centomila” e “Il fu Mattia Pascal”, avvolti dalla solitudine, a volte ritenuti pazzi.