Romanzo Storico : Genesi ed Evoluzione

1-title

3-libriquelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed e’ per questo che la storia da’ i brividi, perchè nessuno la puo’ fermare.La Storia, Francesco De Gregori

Recita così il famoso brano di De Gregori, ed ha sicuramente ragione, nessuno la può fermare, la Storia.
Fermare forse no, ma raccontarla, spiegarla e reinventarla, per cercare di comprenderla meglio, facendo uso del più potente strumento che abbiamo nelle nostre teste, l’inventiva, beh questo forse si.

E’ in questa capacità di miscelare fantasia e realtà, vero e verosimile, di raccontare finzioni che risultano più vere delle finte verità che accettiamo passivamente che si annida la genesi del Romanzo Storico.
Ed è proprio in questa complessa mistura fatta del bisogno di evadere, di mettersi in discussione, di capirsi e in alcuni casi anche di perdonarsi che si nasconde, a partire dalla sua nascita, il germe che renderà il Romanzo Storico uno dei generi più diffuso, dilagando rapidamente in tutta Europa.

Nasce precisamente nel 1814 con il Waverley dallo scozzese Walter Scott (1771-1832), già noto come poeta. Fu seguito a breve da Rob Roy (1818) e poi da Ivanhoe (1819) sempre dello stesso autore.

Alla fine degli anni dieci il successo di Scott non sembra conoscere confini ed i suoi romanzi vengono tradotti ovunque riscuotendo gli stessi apprezzamenti (fra i lettori comuni sicuramente, ma anche nelle avanguardie nei vari paesi, da Byron a Pu∫kin, da Goethe a Manzoni, da Balzac a Victor Hugo).

Walter Scott introduce una profonda novità: per la prima volta la storia viene vista non come un semplice ambiente, un contenitore vuoto all’interno del quale collocare vicende che sono invece di stampo moderno (cioè quelli dell’epoca cui apparteneva il loro autore).
Scott al contrario non adegua la psicologia dei suoi protagonisti alla sua epoca: è invece molto preciso a delineare le condizioni di vita del periodo storico in cui ambienta i suoi romanzi: esse possono essere già considerate come una riflessione, a volte grottesca o umoristica, dell’evoluzione dell’umanità.

Questa mescolanza di realtà e finzione è una caratteristica fondamentale che va alle radici della natura di cio che resta un “Romanzo” appunto: creare collegamenti tra il piano “accertato e documentato” dei grandi eventi e degli scenari storici e quello, non documentabile perchè inventato ma assolutamente verosimile in quanto pienamente integrato nel periodo, dei fatti della vita quotidiana (ed è per questo spesso dopo Scott, verranno spesso poste storie di persone comuni).

In Italia, inutile negarlo, parlare di Romanzo Storico significa affondare le radici nella sentita e profonda riflessione teorica su di esso che fu condotta da Alessandro Manzoni. Fu lui che in Italia definì il Romanzo Storico come un  «misto di storia e di invenzione» in un suo saggio. D’altronde il fatto che il maggiore scrittore di romanzi Italiano si sia tanto dedicato a questa forma letteraria la rende particolarmente importante: è difficile per uno scrittore italiano non avvertire gli echi di quel lavoro di letteratura che ancora oggi ci giungono. Ed è tanto più vero se consideriamo che anche il ‘900 è stato caratterizzato da grandi scrittori che nonostante profondamente legati alla tradizione del romanzo storico manzoniano ne hanno saputo innovare e trasformare le caratteristiche adattandole ai tempi. Un nome per tutti Elsa Morante, con il suo “La Storia”, nel 1974 in qualche modo percepisce quasi un bisogno nel tessuto sociale italiano di una riscoperta di tale forma di romanzo e diventa la capostipite di quel che sarà l’esplosione del romanzo storico italiano degli ultimi cinquant’anni. Esplosione che continuerà a produrre romanzi storici di grande profondità e complessità come “Il nome della Rosa“, di Umberto Eco o, più recentemente, “Q” pubblicato con il nome collettivo di Luther Blisset che dipinge un quadro approfondito degli anni della riforma protestante.

mosaico

 Chiudiamo questo breve cenno con un omaggio allo scrittore americano E.L. Doctorow, geniale autore di romanzi storici del calibro di “Ragtime” e “The March” che è recentemente venuto a mancare.

E’ reputato uno dei maggiori autori del Ventesimo secolo vincitore del National Book Award nel 1986 per “World’s Fair” e due volte il National Book Critics Circle Award: nel 1989 per “Billy Bathgate” e nel 2005 per “The March”. Barack Obama ha salutato Doctorow dicendo «uno dei più grandi romanzieri d’America. I suoi libri mi hanno toccato così tanto, e mi mancherà».
Buona lettura!