Senilità di Italo Svevo: Recensione

Senilità: L’altra faccia dell’anzianità

Senilità copertina

Senilità  è stato pubblicato nel 1898 apparendo per la prima volta sull’Indipendente ( giornale di ampie vedute socialiste )  non ottenendo alcun successo. Deluso dalle critiche, Svevo autore dell’opera, decise di abbandonare la scrittura, (se avesse mantenuto ferma questa idea,avremmo perso un grande scrittore del 900) dedicandosi interamente al commercio diventando curatore degli affari del suocero nel suo colorificio. La sua passione, per nostra fortuna, prese il sopravvento, ed ha continuato a sfornare tantissimi brevi racconti, di grande prestigio, tra le quali, la sua opera più conosciuta “La coscienza di Zeno”. Venne riscoperto e ripubblicato nel 1927 a Milano, in seguito al clamore letterario dovuto appunto alla pubblicazione di quest’ultimo romanzo e alla critica positiva da parte di Eugenio Montale.

Collage di foto

Senilità in breve: La vicenda ruota intorno alla storia d’amore tra Emilio Brentani e Angiolina, una sfrontata “figlia del popolo” che dà sfogo senza inibizioni alle proprie pulsioni sentimentali. Emilio, giovane impiegato con velleità letterarie, vive immerso in sogni ben lontani dalla realtà quotidiana, e nonostante i suoi trentacinque anni è affetto da una sorta di senescenza precoce che lo conduce a cullarsi nell’attesa di qualcosa di grande che non realizzerà mai, come una “potente macchina geniale in costruzione, non ancora in attività”.

Divisorio Milleletture

Ed eccomi alla mia prima recensione, primissima in assoluto e già vado contro ogni buona recensione, recensendo un libro che non mi è piaciuto per niente! Senilità è un romanzo che affronta, e già dal titolo si può notare, l’incapacità di agire che è propria degli anziani, ma nel romanzo qualifica tale quella del protagonista che è abbastanza giovane.

Perché ho iniziato a leggere questo libro, perché Senilità è stato il libro del mese FEBBRAIO 2012 del CLUB DEL LIBRO di cui faccio parte, anzi se volete conoscere le opinioni degli altri utenti, dategli uno sguardo! Potrete trovare QUI una breve recensione di Francis, membro del club!

Lo stile dell’autore non fa una piega, riesce ad “analizzare” la psiche umana attraverso un mezzo non scientifico che è per appunto un romanzo, è fluido scorrevole nonostante le sue 262 pagine si legge in poche ore.

Personaggi non c’è stato un personaggio che mi abbia trasmesso quella voglia di patteggiare per esso, e questo fa si che per me non ci sia un reale protagonista, perché onestamente nessuno di loro meritava un libro tutto per se! Ma come ogni romanzo che si rispetti anche questo lo deve avere e noi iniziamo proprio da lui:

Emilio Brentani, 35 enne (è proprio lui la personificazione della senilità)  intellettuale triestino fallito, perso nel ricordo della piccola gloria di aver scritto un romanzo, unico e solo. Relegato a lavorare come impiegato in una compagnia di assicurazioni, probabilmente se non avesse una visione cosi pessimistica della vita, avrebbe anche potuto avere successo, ma tende sempre a collocarsi dalla parte dei perdenti non rendendosi conto sostanzialmente di ciò che lo circonda. Forse la parte più irritante é che vuole sovrastare gli altri, ponendosi come giudice o maestro, quando in realtà risulta solo bigotto e all’antica con tante aspirazioni che non hanno avuto compimento per la sua inettitudine. E la povera sorella subisce la sua visione delle cose più degli altri, povera costretta decisamente dalla sfiga (meno male siamo nel nuovo millennio, e c’è l’emancipazione femminile) a vivere sotto il suo stesso tettoSi innamorerà perdutamente di Angiolina, ma questo punto di vista lo affronteremo tra qualche riga…

Amalia, per l’appunto è la povera sfortunata sorella di Emilio, ne rispecchia in tutto e per tutto mali e debolezze, l’autore ha dato la stessa assonanza dei nomi, per rimarcare questo particolare. Nella sua vita sarà sempre succube di suo fratello, e non cercherà mai di cambiare questa situazione, dedicandosi solo ad accudirlo, come una madre con un figlio, e durante tutta la lettura del romanzo, non si può non provare un senso di pietà verso la sua persona, descritta come poco avvenente e senza carattere, oltre al fatto che già il fratello la descrive (ricordandoglielo) come un´ infelice senza possibilità d’amore. Emilio Vorrebbe sentirsi un uomo diverso, ma non ci riesce, evidentemente perchè non è forte abbastanza, e riversa tutto il suo malessere nei confronti di Amalia, egli è convinto che siano simili nel modo di amare, ma a mio avviso sono molto diversi, con l’unica eccezione e che Amalia ha decisamente più contegno, quindi non fa trapelare emozioni (di cui sostanzialmente il protagonista è privo). Tutta la sua vita la condurrà sull’orlo della fine, fino a caderci.

Angiolina Zarri è l’amore di Emilio, una ragazza dai facili costumi che lui definisce come innocente e casta, ma come abbiamo ben capito (il mio pensiero è abbastanza chiaro no?!) non ha capito proprio niente! Inizialmente lui convinto della bontà d’animo di essa, gli chiederà di non ufficializzare il rapporto onde evitare un dispiacere a sua sorella, ma alla nostra cara Angiolina non interessa assolutamente anzi! E’ una persona esuberante, con una vita sentimentale movimentata, con una parete in camera da letto, con tutte le foto dei suoi più cari “amici” che solo per la sua dolce compagnia (in pratica penserete solo Emilio può crederci, ed invece no i fessi sono tanti) la riempiono di regali. Ma nonostante io ritenga donne cosi inutili tra tutti i personaggi, è l’unico capace di realizzare un vero e proprio sviluppo personale, senza però porsi troppi scrupoli. C’è da dire che la descrizione avviene per intero da parte di Emilio, e nonostante la verità riveli la vera natura di Angiolina egli la difende come unico amore.

Stefano Balli,  è il migliore amico di Emilio, Svevo quando l’ha ideato ha pensato di creare un altro io, del protagonista. Stefano è uno scultore che compensa i pochi riconoscimenti artistici con i successi con le donne (che però non sà amare) e si aggrappa all’ammirazione del protagonista che ha nei suoi confronti. In tutto il romanzo, cercherà di far aprire gli occhi al nostro protagonista, ma in realtà più che sua singola vanità che per aiutarlo. In fondo diventerà anche lui una fotografia, sopra una parete 😉

Interpretazione dell’opera 

L’inetto. E’ un personaggio che non può neanche ambire al ruolo di tragico antieroe. La sua caratteristica è principalmente la rinuncia alla vita, rinuncia che però non si attua in seguito a uno estremo sforzo per conseguire il proprio obiettivo ma è la necessaria conseguenza di una vita sotto tono, mai completamente vissuta e nemmeno sfiorata. In pratica è colui che perde la sua lotta con la vita, ma solo perché non lotta, che non è mai padrone delle sue scelte e in più adotta una serie di autoinganni per mascherare la propria inettitudine.

L’interiorità dei personaggi. L’altro carattere innovativo è l’approfondita indagine interiore che l’autore compie sui protagonisti. La coscienza diventa il vero protagonista, sempre al lavoro per concedere alibi e appoggio ad un “io” estremamente fragile e indifeso. Anziché porsi come il luogo della razionalità, è costantemente in balia di pulsioni ed esitazioni, che finiscono per alterare la percezione della realtà esterna: come Angiolina per Emilio Brentani diviene una figura angelica e non fa altro che giustificare con ripetuti autoinganni la sua visione che in realtà conduce una vita fatta di tradimenti e di menzogne.

Trama. La trama è in pratica ridotta all’osso,  non accade nulla fuori dal quadrato dei quattro personaggi principali. Tutto viene filtrato dagli occhi (e dalla coscienza) di Emilio e di Amalia. Sebbene il romanzo venga raccontato in terza persona, il narratore onnisciente è di fatto estromesso dalla narrativa sveviana. Si riduce all’indagine interiore dei personaggi, alle occasioni in cui i quattro si incontrano; poco o niente sappiamo infatti delle attività lavorative dei quattro. Trieste, a sua volta diviene una cornice sfumata che ospita gli incontri amorosi dei quattro protagonisti.

La senilità interiore. La senilità del titolo non si riferisce all’età anagrafica dei personaggi ma all’intorpidimento delle loro vite, al mancato incontro con la felicità e il piacere dell’amore. Sia Emilio che Amalia, infatti non sono anziani nel termine che noi conosciamo, ma hanno condotto una vita monotona, mancante di animo e volontà, e sono ormai destinati a un declino che fa vivere loro in anticipo la rassegnazione della vecchiaia. All’improvviso nelle loro vite si presenterà l’amore travolgente che sconvolge le loro esistenze, del tutto impreparate a riceverlo. È interessante per comprendere questa loro metamorfosi il rimando al carnevale, che Svevo introduce nel romanzo come vera e propria allegoria della vita (inizialmente il romanzo doveva intitolarsi appunto Il carnevale di Emilio) Il carnevale come  “Vortice” ciò che accade a Emilio e Amalia, presi nel vortice della passione per poi ripiombare in uno stato più disperato del precedente. Dall’altro lato, Stefano e Angiolina (le persone amate) sono personaggi pieni di vitalità, toccati dalla gioia di vivere, gli altri due lati di un poligono che chiude simmetricamente la struttura del romanzo.

Senilità Divisorio Milleletture

Alla fine del romanzo, l’unica cosa che ti lascia è il vuoto, il vuoto totale e la consapevolezza dell’attualità dei protagonisti, e questo riesce a mettermi un infinità tristezza… ebbene li ho detestati cosi tanto perché ancora oggi esistono persone che non accettano il mutare delle situazioni, che non vedono la verità per ciò che è, e che anzi la nascondono, pur di dargli il loro punto di vista.  L’incapacità di adeguarsi alla realtà, di prendere decisioni e affrontare problemi… Tutto ciò che non fa parte del mio essere, e di conseguenza non posso che aborrire taluni comportamenti.

Anni dopo egli s’incantò ad ammirare quel periodo della sua vita, il più importante, il più luminoso. Ne visse come un vecchio del ricordo della gioventù.

Senilità votazione 2 su 5

Voi avete letto questo romanzo, che ne pensate?